“Quella buffonata…”. Di Battista attacca Meloni: parole pesanti
Serata di scontro e polemiche a DiMartedì, il programma di approfondimento politico condotto da Giovanni Floris su La7. Al centro del confronto la manovra economica del governo guidato da Giorgia Meloni, i finanziamenti alla scuola pubblica, le spese per il riarmo e le difficoltà economiche che attraversano il Paese. Tra gli ospiti in studio anche Alessandro Di Battista, Antonio Di Bella e Antonio Padellaro.
A catalizzare l’attenzione è stato soprattutto l’intervento di Di Battista, che ha attaccato duramente l’esecutivo e la presidente del Consiglio, utilizzando parole particolarmente pungenti. Nel mirino dell’ex esponente del Movimento 5 Stelle è finita anche la misura sulle targhe personalizzate prevista dalla manovra, definita senza mezzi termini una «buffonata».
Di Battista contro Meloni: «Non hanno più una lira»
Il primo affondo arriva quando Di Battista mette a confronto le risorse destinate all’Ucraina dai governi di Mario Draghi e Giorgia Meloni con quelle previste per sostenere alcune categorie di lavoratori italiani.
«Il governo Draghi e il governo Meloni, insieme, hanno dato all’Ucraina come sostegno finanziario di armamenti in totale venti miliardi di euro e nell’ultimo decreto a sostegno dei lavoratori e degli agricoltori, dei pescatori italiani e degli autotrasportatori la Meloni ha invece messo 107 milioni di euro, cioè veramente una mancetta», ha dichiarato in trasmissione.
Un paragone utilizzato per contestare le priorità economiche dell’esecutivo e denunciare, secondo la sua lettura, una distribuzione delle risorse che penalizzerebbe le esigenze dei cittadini italiani.
Ma è sulle targhe personalizzate che Di Battista alza ulteriormente il tono dello scontro: «Allora sicuramente non hanno più una lira sennò non farebbero quella buffonata delle targhe personalizzate. Veramente una buffonata che soltanto Salvini poteva difendere».
La misura, che permetterebbe agli automobilisti di scegliere una combinazione alfanumerica personalizzata pagando un importo aggiuntivo, diventa così il simbolo della critica politica dell’ex grillino. «Li voglio vedere i cittadini italiani a spendere 300 euro per mettere la targa personalizzata sul motociclo o fino a 1.000 ho letto per le automobili», ha aggiunto.
«Vogliono andare al voto prima possibile»: l’affondo sulla maggioranza
L’attacco di Di Battista non si limita alle singole misure della manovra. Nel suo intervento, l’ex parlamentare allarga il ragionamento alla tenuta politica del governo e alle prospettive economiche dei prossimi mesi.
Secondo la sua analisi, l’esecutivo sarebbe in difficoltà anche nella gestione delle future risorse finanziarie e potrebbe avere interesse ad anticipare il ritorno alle urne.
«Il governo non ha voluto, in questi anni, andare a prendere i soldi dove ci stanno e deve continuare a sopravvivere. Per me vogliono andare al voto prima possibile, perché difficilmente avranno i soldi per fare l’ultima manovra finanziaria, quella che nella testa della Meloni all’inizio del suo mandato le avrebbe consentito di tentare di rivincere le elezioni», ha sostenuto.
Una previsione politica che fotografa il giudizio fortemente critico di Di Battista sull’operato della maggioranza. «La situazione, insomma, è sotto gli occhi di tutti ed è difficilissimo sopravvivere oggi in Italia», ha concluso, facendo riferimento alle difficoltà economiche che colpiscono famiglie, lavoratori e imprese.
Scuola pubblica e finanziamenti alle paritarie: «I soldi devono andare all’istruzione»
Nel corso della puntata di DiMartedì il confronto si è poi spostato sulle proteste di piazza, sui giovani e sulle risorse destinate al sistema scolastico.
Anche in questo caso Di Battista ha scelto una linea di forte opposizione alle politiche del governo Meloni, contestando i tagli alla scuola pubblica e la contemporanea presenza di finanziamenti alle scuole paritarie.
«In un momento in cui i giovani vedono pregiudicato il diritto allo studio la Meloni taglia sulla scuola pubblica, però mantiene il finanziamento alle scuole paritarie», ha dichiarato.
Da qui il richiamo all’articolo 33 della Costituzione, che riconosce a enti e privati il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
«Ad un istituto religioso io non darei mai i soldi. Si finanziassero con le rette che pagano gli studenti e non con i soldi pubblici, non con i soldi dello Stato», ha aggiunto, esprimendo una posizione molto netta sul rapporto tra finanziamento pubblico e istruzione privata.
Scontro politico a DiMartedì, Meloni nel mirino
L’intervento di Alessandro Di Battista ha riportato al centro della discussione televisiva alcune delle questioni più controverse dell’agenda politica: dalla spesa per gli aiuti militari all’Ucraina alle difficoltà economiche delle famiglie, passando per il futuro della scuola pubblica e le scelte contenute nella manovra finanziaria.
Le parole dell’ex esponente del Movimento 5 Stelle rappresentano un attacco diretto alla strategia economica del governo Meloni, accusato di non destinare risorse sufficienti ai problemi quotidiani degli italiani.
A DiMartedì il confronto si è così trasformato in un nuovo terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. E Di Battista, con le sue dichiarazioni sulle targhe personalizzate, sui finanziamenti e sulla possibilità di un ritorno anticipato alle urne, non ha certamente risparmiato la presidente del Consiglio.








