Prodi difende tortellini di pollo: “Così i musulmani possono mangiarli”

 

Sulla polemica culinaria che, nei giorni scorsi, si è insinuata nel dibattito pubblico italiano, ovvero quella sui tortellini con la carne di pollo, in modo tale da essere mangiati anche da chi non può consumare il ripieno di maiale (e dai musulmani, in particolare), è intervenuto anche l’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi.

L’ex commissario europeo bolognese, infatti, con un commento sulla prima pagina de Il Messaggero, di cui è collaboratore, ha voluto dire la sua su quella che ha definito “l’occasione più ghiotta perché la politica si intromettesse subito nella guerra dei tortellini”, imputando agli organizzatori “il duplice sacrilegio di avere profanato la nostra tradizione religiosa per compiacere gli islamici e la nostra tradizione culinaria per avere espulso il maiale da tutti i tortellini e non solo dai quattro o cinque chili previsti”. Prodi ha scelto e, di fatto, si è schierato dalla parte di una differenziazione dei tortellini, per permettere a chiunque non mangi carne di maiale di poter parteciapre alla sagra di san Petronio, patrono di Bologna.

L’ex presidente, nel giorno in cui si consuma il celebre piatto, ne ha approfittato quindi per rimarcare la sua posizione e parlare di immigrazione, sottolineando come ognuno debba sentirsi libero di scegliere ciò che vuole, anche a tavola. Secondo l’ex premier, infatti, resta aperto il problema di come far avanzare il necessario processo di integrazione dei milioni di emigranti che, a suo avviso, rappresentano “un elemento indispensabile per l’elementare funzionamento della nostra società”. E che non si tratta, infatti, di rinunciare alla necessaria regolamentazione del fenomeno migratorio “ma, più semplicemente, di tenere presente che non è di scarsa importanza il garantire agli italiani e agli stranieri la stessa libertà di scelta sul ripieno dei tortellini”. Tanto più che, in fondo, gli immigrati “mangiando con noi i tortellini, finiscono con il fare propria una parte della nostra tradizione”, ha spiegato Prodi.

Per l’ex presidente del Consiglio, quindi “resta il discorso serio di come il messaggio politico dell’impossibilità di integrazione sia penetrato in tanta parte di noi così profondamente da coinvolgere anche gli aspetti del tutto assurdi dei nostri rapporti con gli altri”. E nel suo editoriale, Prodi ha nominato anche il segretario della Lega, Matteo Salvini, attribuendogli, di fatto, la responsabilità del “perché, pur di fronte alla molteplicità e alla gravità dei problemi della società italiana, continui a insistere quasi esclusivamente sulla paura dell’immigrazione”.

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