Preside vieta le gonne: “Ai prof cade l’occhio…”. Scatta la protesta


A scuola in minigonna? Assolutamente vietato perché ”sennò ai prof può cadere l’occhio”. È così che alcune studentesse del Liceo Classico e Scientifico Socrate alla Garbatella sarebbero state ammonite dalla vicepreside per il dress code inappropriato – o presunto tale – durante le lezioni.

Ma alle giovani liceali la reprimenda non è andata giù, tanto che il giorno successivo hanno deciso di ”scoprirsi le gambe” in segno di protesta: ”Non è colpa nostra se gli cade l’occhio”, recita il cartello affisso sulla porta di un’aula.

Una contestazione dal sapore rètro, pacifica ma al contempo eclatante. Non si sono perse in chiacchiere le studentesse del Socrate rispondendo coi fatti alle parole della vicepreside: ”Non possono toglierci il diritto di esprimerci”, ribadiscono a gran voce. Una sortita squisitamente femminista che ricalca le orme delle colleghe francesi a scuola in top e minigonna in protesta contro le affermazioni censorie del ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer.

Tutto inizia il 14 settembre, giorno di riapertura del liceo. “Il primo giorno di scuola la vicepreside, entrando in classe per dare delle comunicazioni, ha poi chiamato fuori una mia compagna, che quel giorno indossava una gonna –racconta Chiara (il nome è di fantasia, ndr), una ragazza della classe VB scientifico al taccuino di La Repubblica –. Le ha detto che non era il caso di vestirsi in quel modo, che era provocante, che a qualche professore poteva ‘cadere l’occhio’. E a quanto abbiamo saputo la stessa frase è stata detta anche ad altre studentesse”. La ragazza precisa che quello portato dall’amica non era un indumento succinto, ma “una gonna normale, morbida. E che comunque, a prescindere da tutto, era il suo modo di esprimersi”.

A differenza degli altri anni, gli studenti del Socrate non hanno un banco dove appoggiarsi. Il problema è che, come spiega il preside, Carlo Firmani, i monoposto con rotelle ordinati attraverso il maxi bando di Arcuri non sono ancora arrivati, e per garantire il distanziamento evitando l’obbligo di mascherina per l’intera durata delle lezioni, si è deciso di eliminare i banchi ”vecchio stile”. Una scelta che sta creando tensioni nell’istituto, e a quanto riportano le alunne, sembra esporle a “troppa attenzione da parte dei professori maschi”.

Fatto sta che alle ragazze la sortita della vicepreside – posto che sia confermata – non è affatto piaciuta e così hanno avviato un tam tam social: “Domani tutte in gonna”. E così è stato. “Ieri quasi tutte le alunne si sono presentate in gonna, abbiamo anche affisso cartelli di denuncia contro il sessismo per i corridoi, è stato emozionante – continua Chiara –.La scuola è un luogo che dovrebbe proteggere e tutelarci”. Ma la protesta non si ferma. “Abbiamo intenzione di scrivere una lettera al preside – conclude la ragazza -Non esiste sentirci dire da una vicepreside che non dobbiamo vestirci in un determinato modo: così non ci sentiamo protette”.

“Personalmente non ne so nulla – dice il preside Carlo Firmani a La Repubblica – ma su una cosa posso garantire personalmente: il Socrate fa della libera espressione un punto fermo”. Il preside ammette di non essersi nemmeno accorto che ieri tutte le sue alunne erano in gonna. “Per me è ovvio che tutte e tutti possono vestirsi come vogliono, gli unici limiti sono la Costituzione, il codice penale, e naturalmente un po’ di buon senso. Di certo non abbiamo un dress code né ci verrebbe mai in mente di imporlo. Ma avvierò subito delle verifiche, non oso pensare che una persona sia tanto ingenua e così poco attenta da esprimersi in un modo del genere. Le opinioni personali vanno bene, ma si parla di opinioni soggettive e tali devono restare, se si passa alla censura è un problema”.