Torna al centro del dibattito politico l’ipotesi di portare le pensioni minime a 1.000 euro mensili.
Una misura che, secondo l’analisi pubblicata sul Corriere della Sera, solleva interrogativi rilevanti .
Il costo stimato per garantire a tutti una pensione minima di 1.000 euro raggiungerebbe i 18 miliardi di euro l’anno.
Una spesa che rischia di aggravare ulteriormente il peso della previdenza sui conti dello Stato.
Oltre all’impatto finanziario, la proposta potrebbe produrre effetti distorsivi sul mercato del lavoro.
Garantire una prestazione elevata anche a chi ha versato pochi o nessun contributo potrebbe infatti ridurre gli incentivi alla regolarità contributiva e favorire lavoro nero ed evasione fiscale.
A pagare il prezzo più alto sarebbero soprattutto le giovani generazioni, già esposte all’incertezza occupazionale e a carriere discontinue.
Per assicurare la tenuta del sistema, diventa quindi prioritario conciliare la tutela delle fasce più deboli con incentivi al lavoro regolare, maggiore crescita economica e regole previdenziali sostenibili nel lungo periodo.
La Senatrice Daniela Ternullo, in un post scritto su Facebook, che riprendiamo fedelmente, dice: “Pensione minima a 1.000 euro al mese e nuove opportunità di lavoro. È un nostro obiettivo!”.
“Forza Italia è in prima linea per sostenere le donne, le madri lavoratrici e offrire nuove opportunità ai nostri giovani, senza mai dimenticare i nostri pensionati. Lavoriamo con determinazione per raggiungere un traguardo importante: una pensione minima di 1.000 euro al mese entro la fine della Legislatura. Il nostro impegno è chiaro e alla ripresa dei lavori in Aula sarà ancora più determinato”, ha precisato.











