Pedofili e lobby gay Papa Francesco prepara la sfida al vertice dei veleni


 

Quando lo scorso 12 settembre ha annunciato il vertice in Vaticano sugli abusi sessuali per il 21-24 febbraio con la presenza dei presidenti delle Conferenze episcopali di tutto il mondo, in molti hanno giudicato la mossa un modo per calmare le acque prendendo tempo.

C’era appena stato il «terremoto Viganò» sul caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, con le accuse a esponenti vari della Curia Romana e perfino a Papa Francesco di avere in modi diversi occultato la verità sui suoi abusi; la Conferenza episcopale americana voleva una indagine approfondita su quanto successo e anche i documenti vaticani in proposito.

Il Papa non ha mai risposto alla domanda diretta di monsignor Carlo Maria Viganò e ha stoppato i vescovi americani rimandando tutto all’incontro di febbraio. In questo modo prendeva tempo evitando di finire lui stesso coinvolto personalmente nella vicenda e probabilmente sperava che con il passare dei mesi anche l’interesse dei media sarebbe scemato.

Invece quella che si apre è una settimana calda. Giovedì inizia il vertice in Vaticano in un clima incandescente anche per la mobilitazione di forze che spingono in direzioni opposte. Nelle scorse settimane il messaggio da Santa Marta è arrivato chiaro: non aspettatevi troppo da questo vertice.

L’idea è ascoltare alcune vittime e uscire dai 4 giorni di discussione con delle linee guida su come vescovi e conferenze episcopali devono gestire i casi di abusi una volta che questi emergono. Il problema, ha ripetuto costantemente il Papa, è il clericalismo, l’abuso di potere.

Soprattutto si vuole tenere fuori a tutti i costi l’argomento omosessualità, e questo malgrado una accurata indagine svolta negli anni scorsi negli Stati Uniti abbia rivelato che l’80% dei casi di abuso riguardi atti omosessuali con adolescenti e non la pedofilia vera e propria. Una ulteriore conferma è arrivata proprio in questi giorni dal Belgio, dove un rapporto pubblicato dalla Chiesa attesta che nel 76% dei casi registrati in Belgio le vittime sono maschi.

«Parlare di abusi sui minori da parte di sacerdoti ignorando che oltre l’80% sono atti omosessuali significa non voler risolvere la questione», aveva detto il cardinale Gerhard L. Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in una intervista pubblicata da il Giornale due settimane fa. Una critica dura alla conduzione del vertice, condivisa anche dai cardinali dei Dubia «superstiti», l’americano Raymond Leo Burke e il tedesco Walter Brandmüller, che avevano espresso lo stesso concetto in altre interviste.

Anche sul fronte laicale c’è fermento al proposito: una petizione è stata lanciata per chiedere che nel vertice venga affrontata la questione omosessualità e vengano usate sanzioni più dure per i sacerdoti colpevoli di atti omosessuali.

Ma non è finita qui perché martedì è prevista alla Sala Stampa estera a Roma una conferenza stampa cui parteciperanno personalità laiche internazionali, legate al mondo conservatore, che porteranno ancora il tema omosessualità al centro del tema abusi.

E non è da escludere che ci siano altre iniziative clamorose alla vigilia o durante il vertice. Ma Papa Francesco e i suoi collaboratori non devono guardarsi solo da destra.

Proprio giovedì 21 andrà in libreria in venti Paesi e tradotto in otto lingue il libro Sodoma, scritto dal saggista e sociologo francese Frédéric Martel, di cui sono già uscite in questi giorni diverse anticipazioni. Presentata come una ricerca «scientifica» che ha richiesto quattro anni di lavoro con interviste a 1.500 persone tra cui decine di cardinali e vescovi, in realtà si tratta di un’operazione mediatica in grande stile dal chiaro obiettivo «politico».

Martel, attivista Lgbt, descrive il Vaticano come la più grande comunità gay al mondo e sostiene che l’80% dei sacerdoti lì presenti sono omosessuali. La tesi del libro è dunque che la Chiesa deve finirla con l’ipocrisia e accettare l’omosessualità, il che dovrebbe anche far calare drasticamente gli abusi causati dice Martel da questo clima di segretezza e di sessualità repressa che avvolge gli omosessuali.

Curiosamente è la stessa tesi del famoso padre James Martin, il gesuita attivista pro-gay che lo stesso Papa Francesco ha nominato consultore al Dicastero per la Comunicazione. È evidente che la lobby gay interna ed esterna alla Chiesa conta su questo vertice per forzare la mano e fare almeno un altro passo importante verso la piena legittimazione dell’omosessualità nella Chiesa e nel clero. Con il fuoco incrociato da destra e da sinistra sarà ben difficile lasciare fuori il tema omosessualità dal vertice sugli abusi.

Intanto però, nel mezzo della battaglia mediatica in corso, Papa Francesco dà l’impressione di perseguire imperturbabile una sua propria agenda personale. Per evitare di essere risucchiato dallo scandalo McCarrick ha già fatto intendere alla Chiesa americana che le vicende che riguardano l’ex cardinale sono questioni da affrontare negli Stati Uniti, Roma ne resta fuori.

Un boccone difficile da digerire per l’attuale vertice della Conferenza episcopale che invece vorrebbe sapere quale rete di potere in Vaticano ha permesso che un vescovo chiacchierato facesse carriera, diventasse cardinale e anche uomo di fiducia dell’attuale Papa per delle missioni particolari. Papa Francesco per raffreddare la situazione ha sacrificato McCarrick togliendogli prima la berretta cardinalizia e poi riducendolo allo stato laicale.

Ma nello stesso tempo ha mantenuto e promosso uomini che a McCarrick erano molto vicini e anzi gli devono la carriera: l’arcivescovo di Chicago, il cardinale Blase Cupich è stato posto nel comitato che sta organizzando il vertice sugli abusi e certamente avrà il compito di dirigere l’incontro nella direzione voluta;

Il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per laici e famiglia, già criticato per avere aperto all’omosessualità nell’Incontro mondiale delle famiglie dello scorso agosto a Dublino, è stato nominato giovedì scorso nuovo Camerlengo, incarico che prevede la responsabilità di certificare la morte del Papa e di amministrare i beni temporali della Sede apostolica durante la sede vacante o quando il Papa è assente.

Aspettiamoci giornate ancora più calde.

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