Pamela, l’ergastolo per Oseghale vacilla per un vizio di forma. La famiglia: «Non molliamo»


 

Nuova puntata giudiziaria per il calvario della famiglia di Pamela Mastropietro. La ragazza romana violentata, uccisa e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio 2018. Al processo d’appello per Innocent Oseghale c’è il rischio che la condanna all’ergastolo salti per un cavillo . I legali del nigeriano hanno fatto presente un difetto di notifica avvenuto nei primi mesi di indagine. Quando Oseghale era recluso nel carcere di Montacuto (Ancona).

Omicidio Pamela, in bilico l’ergastolo per Oseghale
Una recente sentenza della Corte di Cassazione, infatti, «potrebbe pregiudicare acquisizioni probatorie. Sulle quali si fonda la sentenza di primo grado». Parola dell’avvocato di Oseghale, Simone Matraxia.

Il principio su cui si è pronunciata la Cassazione potrebbe avere riflessi anche sul processo per l’omicidio di Pamela. Alcuni atti furono notificati, non in carcere, ma al domicilio eletto presso lo studio dell’allora legale. «Noi con la richiesta del processo di appello avevamo sollevato anche questa questione. E siamo pronti a discuterla. Però bisogna aspettare l’appello»,

Cosa si rischia se il difetto di notifica venisse riconosciuto? «Rischieremmo di perdere alcuni esami medico legali e tossicologici sul corpo di Pamela». Risponde l’avvocato Marco Valerio Verni, legale di parte civile. «Sarebbe più difficile, a quel punto, dimostrare l’accoltellamento. Ma anche l’overdose, paradossalmente. Ma Pamela, chiaramente, non è morta di freddo».

La famiglia: «Non molliamo di un millimetro»
I familiari di Pamela non mollano di un millimetro. Sulla pagina facebook “La voce di Pamela Mastropietro” un lungo post ripercorre la vicenda. «Un ringraziamento alle tante persone che ci hanno mandato testimonianze di vicinanza e di affetto. Restiamo sereni e fiduciosi. Sia perché dovremo, come tutti, necessariamente attendere la motivazione intera. Poi perché, nel caso concreto, c’è di fatto che il nigeriano abbia più volte rinnovato la nomina al suo iniiziale avvocato di fiducia. Ma anche l’elezione di domicilio presso lo studio di quest’ultimo». In buona sostanza ha scelto volontariamente di non voler ricevere gli atti in carcere «A ogni modo», si legge nel post, «ove si verificasse l’imponderabile, attueremo le contromosse opportune. Noi non molliamo di un millimetro. Ve lo abbiamo promesso da subito. E noi le promesse amiamo mantenerle».

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