Ora i musulmani chiedono di avere accesso all’otto per mille

L’Ucoii, cioè l’Unione delle comunità islamiche d’Italia, si è posta il problema dell’accesso all’otto per mille.

Alcuni musulmani sembrano voler entrare a far parte del meccanismo che consente ai contribuenti di finanziare, a fondo del tutto perduto, alcune confessioni religiose.

A dichiararlo, come riportato da IlGiorno, è stato il presidente dell’organizzazione citata, cioè Yassine Lafram, che si è soffermato su questo e su altri aspetti relativi alla relazione giuridica che intercorre tra la religione islamica e lo Stato italiano. Va specificato per completezza d’informazione che quella di entrare a far parte del sistema dell’otto per mille è stata presentata come un’ipotesi. Dalle parti dell’Ucoii ci stanno pensando. Non sono state avanzate “pretese” di sorta. La situazione così com’è, però, non soddisfa le comunità musulmane presenti nel Belpaese. Questo è certo. La priorità individuata è quella di lottare, con gli strumenti legislativamente idonei, affinché non venga più consentito che delle cantine o dei garage vengano adibiti a moschee: “Su questo – ha detto Lafram, come riporta pure l’Ansa – vorremmo intraprendere un percorso per una legge sulla libertà religiosa che vada a regolamentarne l’apertura”.

Bisognerà verificare l’esistenza di sponde nelle aule parlamentari. Esiste però l’intenzione di dire “basta” alla professione della religione islamica all’interno di consessi che, a parere dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia, non sono dignitosi. Ma per uscire da questa che sembra una dinamica consolidata, forse, servono più finanziamenti. Ecco perché l’otto per mille potrebbe apparire come risolutivo.

Papa Francesco, nel corso del fine settimana, ha visitato il Marocco. Un viaggio che ha consentito al pontefice argentino di rilanciare, per l’ennesima volta, il tema del dialogo con la religione islamica. Ma la Chiesa Cattolica, stando a quanto dichiarato durante l’assemblea organizzata a Bologna, non sempre è stata d’aiuto per stemperare quel “clima d’odio” che l’imam di Trento ha dichiarato essere persistente. Si è parlato di “casi isolati”. I responsabili di quella che viene chiamata “islamofobia” sarebbero rintracciabili un po’ dappertutto: negli ambienti cattolici e negli ambienti politici. Gli imam che operano nel Belpaese devono fare la loro parte, ma le istituzioni italiane non possono chiudere al dialogo: la posizione presentata a Bologna, in estrema sintesi, è questa.

Il discorso relativo all’otto per mille rimane sullo sfondo, ma l’Ucoii, accennando alla quota d’imposta sull’Irpef, potrebbe aver indicato una strada utile, secondo il loro punto di vista, a favorire il processo d’integrazione.

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