Oddio, torna anche la Boldrini Fiuta l’aria e si fionda nel Pd

Sì, Zingaretti è felice. «Benvenuta a Laura Boldrini, il Pd aperto è più forte», twitta allegro il segretario, che dopo Beatrice Lorenzin mette a segno un altro colpo nella sua campagna di allargamento.

Ma forse il più contento di tutti è Matteo Renzi: l’arrivo al Nazareno della ex presidenta della Camera dimostra che aveva ragione lui: i dem si stanno buttando a sinistra e lo spazio per Italia Viva cresce. Fuori il Rottamatore, dentro la Boldrinova, ormai all’appello mancano solo Bersani e D’Alema. «Quel partito è diventato un autobus – commenta l’altro Matteo, Salvini – c’è chi sale c’é chi scende».

E chi si fa dare un passaggio. La Boldrini, ex funzionaria delle Nazioni Unite, una lunga carriera alla Fao, al Programma alimentare mondiale e al commissariato per i rifugiati, è entrata a Montecitorio nel 2013 con Sel. Terza presidente donna della Camera, ha subito dato al suo incarico un forte timbro femminista e di apertura incondizionata all’accoglienza. Nel 2018, insieme a Pietro Grasso, ha dato vita a Liberi e uguali. Adesso abbandona la formazione che lei stessa ha fondato. Ci stava pensando da tempo, racconta a Repubblica, «già alle Europee ho votato Pd», cioè «per un partito che vuole aprire il dialogo con quei mondi che non si sentono rappresentati e recuperare la fiducia dei giovani». Se ha rotto gli indugi e perché «con la destra peggiore di sempre non è più tempo di piccoli partiti e di troppi distinguo». Quindi, dopo aver «aspettato la nomina dei ministri e dei sottosegretari», eccola tra le braccia di Zingaretti, anche se non è chiaro però chi tra i contraenti abbia fatto l’affare. Laura Boldrini era considerata politicamente finita, non porterà certo molti voti. Personaggio divisivo, sembra attirare più dissensi e insulti – molti sessisti, pesanti e decisamente fuori luogo – che favori. Tra i suoi odiatori seriali proprio i grillini con cui adesso si è alleata. Grande il freddo con Beppe Grillo, dopo che nel 2014 un post del comico genovese, «che fareste in auto con la Boldrini?», corredato da un video con un cartonato della presidente della Camera in camicia rossa con su scritto Cccp, scatenò in rete una valanga di volgarità. Lei parlò di potenziali stupratori. Già, come la mettiamo adesso? Male, pare. «Sinceramente? Non riesco a dimenticarlo perché quell’attacco inaugurò una strategia violenta e spregiudicata che ha danneggiato anche la mia famiglia. Ma non faccio politica con la categoria del risentimento e del rancore, il Paese ha bisogno di archiviare la stagione dell’odio». Del resto, sostiene, il patto con M5s era una mossa obbligata. «Si doveva uscire dalla bolla di propaganda in cui Salvini aveva precipitato l’Italia, il programma ha molti punti importanti e condivisibili». Tra i grillini però la Boldrinova continua a non incontrare grandi simpatie. «Sarà un’alleata perfetta per questo bellissimo governo – ironizza Gianluigi Paragone – che ha talmente bene risolto il problema degli immigrati… lei si troverà perfettamente a suo agio. La Boldrini è un magnifico esempio di élite e ora entra nel Pd, dimostrando come sia diventato un partito di sistema».

Soprattutto, entra in un Nazareno derenzizzato: i due non sono mai andati d’accordo. Ma lei giura che si tratta solo di una coincidenza. «La mia decisione non è legata affatto all’uscita di Renzi e del suo gruppo, ho maturato da tempo il mio passo. Rispetto la sua scelta». Non solo: «Voglio credere all’impegno che ha preso di non indebolire il governo». Quanto a Bersani e D’Alema, «bisogna aprire porte e finestre e far entrare nuove energie». Nuove?

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