“Noi, dopo l’omicidio di Chiara…”. L’avvocata di Sempio parla del loro gruppo di amici e Nuzzi commenta così
Quarto Grado torna sul caso Garlasco, tra analisi scientifiche, interrogativi sulla timeline e retroscena personali
Nella puntata del 25 luglio, il caso di Chiara Garlasco è stato al centro dell’attenzione, riaccendendo il dibattito su uno dei delitti più intricati degli ultimi vent’anni. La serata si è aperta con un focus sull’impronta numero 33, ritenuta compatibile con quella di Andrea Sempio, attualmente l’unico indagato nella nuova inchiesta. Una recente sperimentazione condotta da una delle parti civili ha suggerito che sull’impronta sarebbero presenti tracce di sangue e sudore, un elemento che, se confermato, potrebbe indicare la presenza dell’autore del delitto al momento dell’atto. “Se quella sperimentazione fosse valida,” ha commentato l’esperto Umberto Brindani, “allora chi ha lasciato quell’impronta è l’assassino.”
Tuttavia, il dibattito si è subito acceso sulla validità di tali risultati. Come ha ricordato il Generale Garofano, presente in studio, “una sperimentazione di parte, che ha mille variabili, non riesce a confrontarsi con una fotografia e trarre una conclusione scientificamente valida.” La discussione si è concentrata anche sulla mancanza di un alibi credibile per Alberto Stasi e sulla possibilità che siano state utilizzate più armi durante il delitto, ipotesi che potrebbe spiegare alcune discrepanze nelle testimonianze e nelle prove raccolte.
Un elemento che ha colpito molto i presenti è stato il dettaglio emerso da un interrogatorio di Stasi, riguardante il sangue trovato sui pedali della sua bicicletta. L’imputato avrebbe ipotizzato che si trattasse di sangue mestruale di Chiara, perso casualmente in casa. Una spiegazione che ha lasciato interdetti anche i genitori della vittima, evidenziando la complessità e la delicatezza delle testimonianze raccolte nel corso degli anni.
Sul fronte personale, l’avvocata Taccia, intervenuta in collegamento, ha raccontato il rapporto con Sempio all’epoca del delitto. La donna ha spiegato che l’amicizia con il gruppo si era rafforzata solo dopo la tragedia e che, sebbene si frequentassero, “non parlavano del delitto”. Nuzzi ha ironizzato sulla questione, chiedendo se ora si possa pensare a un segreto da custodire, ma la risposta è stata ferma: “Scrivano pure, non m’importa.”
L’episodio ha lasciato il pubblico con molte domande irrisolte, sottolineando come, a quasi vent’anni dai fatti, la verità giudiziaria sembri ancora lontana da quella storica. La serata di Quarto Grado ha confermato quanto sia difficile fare luce su un caso così complesso, tra analisi scientifiche contrastanti, ipotesi alternative e retroscena personali ancora da chiarire. La speranza di una verità definitiva rimane viva, ma il percorso sembra ancora lungo.



