Movimento 17 ottobre, le accuse della procura contro Youssef Siher: “Voleva creare terrore nella popolazione”
L’inchiesta sugli scontri che hanno devastato il centro di Milano si allarga e porta l’attenzione degli investigatori sull’attività svolta sui social network nei giorni successivi alle violenze. Al centro dell’indagine c’è Youssef Siher, ricercatore trentenne italiano di origini marocchine, fermato nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 ottobre perché ritenuto dagli inquirenti una figura centrale del cosiddetto Movimento 17 ottobre.
Le accuse contestate sono particolarmente gravi: istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Nell’inchiesta risulta indagata anche la moglie dell’uomo, una donna di 32 anni di origini libanesi, che secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe collaborato alla gestione dei canali social del movimento.
La Procura ipotizza che le piattaforme digitali siano state utilizzate per alimentare un clima di intimidazione e favorire nuove iniziative violente. Si tratta, tuttavia, di contestazioni che dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.
L’accusa della Procura: «Un progetto per ingenerare terrore nella popolazione»
Uno degli aspetti centrali dell’indagine riguarda i messaggi diffusi attraverso Telegram e Instagram dopo gli episodi di violenza verificatisi a Milano il 17 e 18 ottobre.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Siher avrebbe sfruttato quanto accaduto durante le manifestazioni per rafforzare la rete del Movimento 17 ottobre e creare un gruppo Telegram capace di raggiungere migliaia di persone.
Nel provvedimento di fermo, la Procura sostiene che il trentenne avrebbe «approfittato di quanto accaduto» per costruire una comunità online finalizzata, secondo l’ipotesi accusatoria, a promuovere ulteriori azioni illecite.
Il passaggio più delicato riguarda la presunta finalità del progetto. Gli inquirenti ritengono infatti che l’attività contestata fosse diretta a realizzare «un progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi con finalità eversive al fine, di fatto, di ingenerare terrore nella popolazione».
È proprio questa interpretazione dei contenuti pubblicati online a essere determinante per la contestazione dell’aggravante terroristica. La Procura dovrà dimostrare che i messaggi e le condotte attribuite agli indagati presentino gli elementi necessari per sostenere tale qualificazione giuridica.
La valutazione definitiva spetterà all’autorità giudiziaria, chiamata a esaminare le prove raccolte e il contesto complessivo nel quale sarebbero stati diffusi i contenuti.
Il ruolo di Youssef Siher e della moglie nella gestione dei canali social
Gli investigatori considerano Siher una figura di riferimento del Movimento 17 ottobre, con un ruolo nella gestione delle comunicazioni e degli appelli rivolti ai partecipanti.
Al centro degli accertamenti ci sono un canale Telegram e un profilo Instagram identificati dalla sigla «M1710», che sarebbero stati utilizzati per diffondere messaggi e promuovere la mobilitazione.
Secondo l’ipotesi della Procura, anche la moglie del trentenne avrebbe preso parte alla gestione delle piattaforme digitali. La donna, anch’essa indagata, sarebbe stata coinvolta nelle attività di comunicazione del movimento.
Gli elementi investigativi sarebbero emersi anche attraverso una perquisizione informatica, durante la quale gli inquirenti avrebbero esaminato i contenuti pubblicati e cercato di ricostruire le modalità di amministrazione dei canali.
L’obiettivo è chiarire chi abbia materialmente gestito i profili, quali messaggi siano stati diffusi e se esista un collegamento concreto tra l’attività online contestata e gli episodi di violenza avvenuti nel capoluogo lombardo.
La posizione della moglie resta distinta da quella del marito e dovrà essere valutata sulla base degli elementi specificamente riferibili alla sua condotta.
Il riferimento al «manuale della rivolta egiziano» e alle proteste in Francia
Tra i materiali finiti sotto la lente degli investigatori figurano anche riferimenti a esperienze di protesta e rivolta sviluppatesi all’estero.
In particolare, alcuni messaggi avrebbero richiamato il cosiddetto «manuale della rivolta egiziano», un documento associato alle mobilitazioni della Primavera araba del 2011.
La Procura sta valutando il significato di questi riferimenti e il loro eventuale collegamento con gli obiettivi attribuiti al Movimento 17 ottobre.
Un altro elemento riguarda gli appelli a replicare in Italia situazioni di protesta e disordine associate alla Francia. Secondo la ricostruzione accusatoria, questi richiami contribuirebbero a delineare una strategia di mobilitazione che potrebbe comprendere anche iniziative violente.
È però necessario distinguere tra il richiamo a esperienze di protesta internazionali e la dimostrazione di una concreta volontà di commettere reati. La presenza di simili riferimenti, considerata isolatamente, non è sufficiente a provare una finalità terroristica.
Saranno quindi il contenuto integrale delle comunicazioni, il contesto nel quale sono state diffuse e gli ulteriori elementi raccolti dagli investigatori a dover essere valutati nel procedimento.
Le accuse contestate e la convalida del fermo
A carico di Youssef Siher vengono formulate due contestazioni: istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Quest’ultima fattispecie, secondo quanto riportato nel testo relativo all’indagine, è stata introdotta con il decreto-legge del 22 ottobre.
Il fermo è stato disposto dalla pubblico ministero Francesca Crupi, che coordina l’inchiesta insieme al procuratore di Milano Marcello Viola.
Per lunedì 26 ottobre è indicato il passaggio relativo alla richiesta di convalida del fermo. Sarà il giudice competente a verificare la legittimità del provvedimento e a valutare la sussistenza dei presupposti per l’eventuale applicazione di misure cautelari.
La convalida del fermo e le decisioni sulle misure cautelari costituiscono passaggi distinti dall’accertamento definitivo delle responsabilità penali.
L’inchiesta prosegue: da chiarire il significato dei messaggi
Gli accertamenti proseguono per stabilire se l’attività attribuita al Movimento 17 ottobre abbia effettivamente superato i confini della propaganda politica e della mobilitazione online, configurando le ipotesi di reato contestate dalla Procura.
Gli investigatori dovranno ricostruire le comunicazioni, verificare le responsabilità individuali e accertare l’eventuale collegamento tra i messaggi pubblicati e la promozione di ulteriori azioni violente.
La questione centrale sarà comprendere se esistano elementi concreti sufficienti a sostenere l’accusa di istigazione con finalità terroristica, oppure se le condotte debbano essere valutate secondo una diversa qualificazione giuridica.
Per il momento, le contestazioni nei confronti di Siher e le ipotesi sul coinvolgimento della moglie rimangono al vaglio della magistratura. Nessuna responsabilità può essere considerata definitivamente accertata prima della conclusione del procedimento e di un eventuale giudizio definitivo.
L’indagine rappresenta un nuovo capitolo negli accertamenti sugli scontri milanesi e sull’eventuale ruolo svolto dalle piattaforme digitali nell’organizzazione e nella diffusione degli appelli alla mobilitazione. Saranno gli sviluppi giudiziari a chiarire la portata delle accuse e le responsabilità delle persone coinvolte.








