Missile contro l’ambasciata Usa a Baghdad mentre partono i raid su Kharg

La guerra in Medio Oriente continua ad aggravarsi con nuovi attacchi che hanno colpito punti strategici tra Iran e Iraq. Nelle ultime ore si sono registrati raid sull’isola iraniana di Kharg, uno dei principali snodi petroliferi del Paese, mentre un missile ha colpito il complesso dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad, aumentando la tensione in tutta la regione.
Raid sull’isola iraniana di Kharg
Secondo fonti internazionali, le forze statunitensi hanno condotto attacchi mirati contro obiettivi militari sull’Isola di Kharg, una struttura strategica da cui passa gran parte delle esportazioni di petrolio dell’Iran.
Le esplosioni avrebbero colpito infrastrutture militari come sistemi di difesa aerea, basi navali e installazioni logistiche, mentre le strutture petrolifere principali non sarebbero state danneggiate.
Kharg è considerata vitale per l’economia iraniana: da questa piccola isola nel Golfo Persico transita circa il 90% del petrolio esportato dal Paese, rendendola un punto strategico anche per gli equilibri del mercato energetico mondiale.
Attacco contro l’ambasciata Usa a Baghdad
Quasi in contemporanea con i raid in Iran, un missile ha colpito il complesso dell’ambasciata statunitense nella Green Zone di Baghdad.
Secondo fonti della sicurezza irachena, il missile avrebbe colpito un’area interna del complesso diplomatico, provocando una colonna di fumo visibile dall’esterno. Al momento non è chiaro se ci siano vittime o danni significativi.
L’attacco arriva mentre milizie filo-iraniane hanno intensificato le operazioni contro obiettivi americani nella regione, in risposta alle operazioni militari condotte dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Tensione crescente nel Golfo
La situazione resta estremamente delicata. Teheran ha già minacciato ritorsioni se le sue infrastrutture energetiche dovessero essere colpite, mentre Washington ha avvertito che potrebbe prendere di mira anche altre strutture strategiche se l’Iran continuerà a minacciare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
L’escalation militare sta inoltre facendo crescere le preoccupazioni sui mercati energetici e sulla stabilità dell’intera regione, dove transitano ogni giorno milioni di barili di petrolio destinati al mercato globale.
Un conflitto che rischia di allargarsi
Gli analisti temono che gli ultimi attacchi possano rappresentare solo l’inizio di una nuova fase del conflitto. Con raid, ritorsioni e attacchi contro obiettivi diplomatici e militari, il rischio è che la guerra coinvolga progressivamente altri Paesi del Medio Oriente, trasformandosi in una crisi internazionale ancora più ampia.