Meno migranti a Vicofaro. Il coronavirus fa scattare l’altolà a don Biancalani


Anche l’accoglienza ai migranti di don Biancalani deve fare i conti con le restrizioni imposte (a tutti) dall’emergenza coronavirus. Il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, fa sapere che è prevista una drastica e immediata riduzione del numero di migranti ospitati nella parrocchia di Vicofaro (Pistoia). Il parroco don Massimo Biancalani da tempo ospita oltre un centinaio di migranti e più di una volta, in passato, ha polemizzato duramente con Salvini e con il precedente governo (M5S-Lega), criticando la linea dura anti migranti e lo stop ai barconi. Ora, però, l’esigenza primarie è tutelare la salute e anche la chiesa non può tirarsi indietro.

“Al momento – precisa il vescovo Tardelli – si sta operando affinché quanto prima tutto sia regolare e al riparo di qualsiasi rischio, sia per la popolazione residente nel quartiere di Vicofaro, sia per le stesse persone ospitate”. Poi spiega che i migranti saranno collocati “in ambienti idonei e tutelati, dove siano rispettate in tutto le norme igienico sanitarie, di prevenzione e di movimento varate dal governo”. Insomma, non saranno abbandonati al loro destino. Ma lì tutte quelle persone non possono restare.

L’intento inoltre, come spiega il capo della diocesi di Pistoia, “è quello di predisporre una stretta sorveglianza anche all’interno della struttura di Vicofaro, perché ci si attenga a quanto oggi richiesto a tutti per il bene comune e prima di tutto degli stessi fratelli immigrati”. Nessuno, quindi, potrà agire in modo diverso da quanto disposto dalla legge.

Il vescovo conclude sottolineando che “seppure l’osservanza delle leggi sull’ordine pubblico e delle norme igienico sanitarie recentemente emanate sia responsabilità personale di ogni cittadino, solo le autorità pubbliche preposte hanno gli strumenti idonei per farle rispettare” e “da questo punto di vista, se opportunamente e preventivamente avvisato, non troveranno certamente in me alcun ostacolo alla loro azione e intervento, neppure all’interno delle stesse strutture”.