Dopo il brutale stupro di Udine, con una ragazzina italiana trascinata via e violentata da un gruppo di richiedenti asilo pakistani, e con la notizia seppellita dai media di distrazione di massa, riproponiamo l’intervento di Meluzzi sulla morte di Desirée. Perché nulla è cambiato

“Bisognerebbe iniziare cambiando la mentalità. Purtroppo questi ragazzi vengono oggi educati sulla base di una narrazione politicamente corretta che sta producendo danni incalcolabili. Nessuno ovviamente si sogna di dire che i giovani debbano essere educati al razzismo, ma non si può neanche far passare il messaggio che non esista alcun pericolo determinato dalla presenza di un elevato numero di stranieri nelle nostre città, gente il più delle volte spostata che vive di espedienti e completamente al di fuori di ogni minima forma di legalità. Non è vero che non bisogna avere paura di niente e di nessuno, che si debba dialogare con tutti. Poi sarò molto curioso di vedere come verranno puniti i responsabili di questo orrendo omicidio. A Bossetti è stato dato l’ergastolo nonostante i tanti dubbi che secondo me continuano a sussistere sulla sua colpevolezza, spero che la Giustizia sappia essere altrettanto severa con gli assassini di Pamela e Desirée senza eccessivo garantismo”.

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“Purtroppo nelle nostre città è sempre più evidente la presenza di zone franche ormai diventate terra di nessuno, dove si spaccia droga e si compiono reati di ogni tipo, e dove bisogna avare paura anche soltanto ad avvicinarsi. Dirò di più, in certe parti ci sono addirittura delle vere e proprie protezioni di tipo militare ad opera di queste mafie straniere che impediscono a chiunque l’ingresso nelle aree dell’illegalità. Tutto questo, non mi stancherò mai di ripeterlo, è il prodotto di una mentalità ideologica e buonista che ha portato in pratica queste persone a godere quasi di un’impunità totale che va oltre le regole del vivere civile. Si tollerano le occupazioni abusive e anziché indignarsi per questo, si criticano le forze dell’ordine o le autorità che provano a sgomberare questi stabili. E’ assurdo. Bisogna procedere con il pugno duro, liberare tutte queste zone franche, ripristinare l’autorità dello Stato e rispedire queste persone da dove sono arrivate, altrimenti cacciati da una parte, andranno ad occupare da un’altra”.

Meluzzi è uno dei pochi intellettuali italiani che si è reso conto della situazione e che ha il coraggio di parlarne senza autocensurarsi per timore della Gestapo rossa.

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