Meloni striglia l’Europa sull’Ucraina: “Incontri senza mandato, così rischiamo l’irrilevanza”
Giorgia Meloni alza la voce e lancia un messaggio diretto ai vertici dell’Unione europea. Sul tavolo c’è il futuro dei negoziati per porre fine alla guerra in Ucraina, ma soprattutto il ruolo che l’Europa intende giocare nella partita diplomatica tra Mosca, Kiev e Washington. La presidente del Consiglio non nasconde la propria irritazione per la moltiplicazione degli incontri internazionali e per una gestione che, a suo giudizio, rischia di indebolire la credibilità dell’intera Unione.
La premier ha affidato le proprie preoccupazioni a una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo António Costa, chiedendo di affrontare urgentemente la questione della rappresentanza europea nei negoziati. Il timore è che, continuando a procedere attraverso iniziative diplomatiche separate e interlocutori diversi, Bruxelles finisca per perdere peso proprio nel momento in cui si stanno delineando le possibili condizioni per una soluzione del conflitto.
Il messaggio di Meloni è chiaro: l’Europa deve stabilire chi può parlare a suo nome e, soprattutto, quale mandato politico debba ricevere.
Il caos diplomatico europeo: troppi tavoli e nessuna linea comune
Nella lettera, la presidente del Consiglio ricostruisce una serie di appuntamenti diplomatici che, nelle ultime settimane, si sono susseguiti coinvolgendo gruppi differenti di Paesi e rappresentanti istituzionali.
Tra gli episodi richiamati figura l’incontro informale di Miami, al quale avrebbero partecipato consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni governi europei, rappresentanti ucraini, esponenti della Nato e dell’Unione europea. Un appuntamento la cui conferma pubblica sarebbe arrivata soltanto successivamente attraverso fonti statunitensi.
Meloni cita anche il vertice di Oslo e gli incontri di Helsinki, durante i quali il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre avrebbero sospeso i lavori del Consiglio nordico per partecipare a una telefonata con Vladimir Putin, specificando di intervenire a titolo nazionale.
A preoccupare Palazzo Chigi è proprio questa frammentazione: iniziative differenti, rappresentanti che cambiano da un incontro all’altro e assenza di una strategia condivisa dai Ventisette.
«L’Europa va in ordine sparso»: l’avvertimento della premier
La critica di Giorgia Meloni non riguarda soltanto il numero degli incontri, ma soprattutto le conseguenze politiche di una diplomazia priva di un coordinamento riconoscibile.
Secondo la presidente del Consiglio, il rischio è quello di offrire all’esterno l’immagine di un’Europa divisa, incapace di assumere una posizione comune su una questione che riguarda direttamente la sicurezza del continente.
«Dando l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso, non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui», è il ragionamento attribuito alla premier.
Un passaggio particolarmente significativo, perché evidenzia la preoccupazione italiana per il possibile indebolimento del ruolo europeo nella trattativa.
Per Meloni, non è accettabile che singoli rappresentanti possano discutere impegni destinati ad avere conseguenze su tutti gli Stati membri senza aver ricevuto una preventiva autorizzazione politica.
«Non sto chiedendo un posto per l’Italia»
La presidente del Consiglio ha voluto anche chiarire un possibile equivoco: la sua iniziativa non sarebbe finalizzata a ottenere un ruolo privilegiato per Roma all’interno dei diversi formati negoziali.
«Non sto chiedendo un posto per l’Italia in questo o in quel formato», avrebbe precisato Meloni, sottolineando che la questione riguarda il metodo e non le ambizioni del governo italiano.
L’Italia, assicura la premier, continuerà a contribuire agli sforzi diplomatici e politici per sostenere l’Ucraina. Ciò che Palazzo Chigi contesta è invece la possibilità che vengano assunti impegni internazionali senza una delega condivisa, per poi chiedere a tutti i governi europei di rispettarli.
Una precisazione che arriva mentre, nelle ultime settimane, sono circolate indiscrezioni sul possibile coinvolgimento di Meloni in un eventuale tavolo negoziale.
La richiesta ad António Costa: decidere chi rappresenterà l’Europa
La lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo contiene una richiesta precisa: inserire il tema della rappresentanza europea nell’agenda del prossimo incontro informale dei leader, previsto a Dublino il 13 novembre.
L’obiettivo è avviare un confronto tra i capi di Stato e di governo per individuare una figura o una delegazione autorizzata a rappresentare l’Unione nei colloqui con Russia, Ucraina e Stati Uniti.
La questione dovrebbe poi trovare una formalizzazione politica durante il Consiglio europeo di dicembre.
Il confronto dovrà tenere conto anche del ruolo di partner europei esterni all’Unione, come Regno Unito e Norvegia, che partecipano attivamente al sostegno politico, economico e militare a Kiev.
Nel frattempo, il calendario diplomatico appare particolarmente intenso. Il 12 novembre è previsto un incontro del cosiddetto formato Berlino, mentre il 19 novembre dovrebbe riunirsi nella capitale tedesca la Coalizione dei Volenterosi, composta da 37 Stati.
Due appuntamenti differenti, con partecipanti e strutture diverse, che secondo Meloni confermano la necessità di una maggiore chiarezza.
Il timore di Meloni: Stati Uniti e Russia potrebbero decidere senza l’Europa
Dietro la presa di posizione della presidente del Consiglio c’è una preoccupazione strategica ben precisa: l’eventualità che le decisioni fondamentali sul futuro dell’Ucraina vengano prese principalmente da Washington, Mosca e Kiev, lasciando l’Unione europea ai margini.
Uno scenario che avrebbe conseguenze importanti. Un eventuale accordo di pace potrebbe infatti richiedere garanzie di sicurezza, nuovi finanziamenti, programmi di ricostruzione e decisioni sulle sanzioni internazionali.
Impegni che coinvolgerebbero direttamente i governi europei e che avrebbero ripercussioni economiche e politiche per tutti gli Stati membri.
L’Europa, che ha sostenuto Kiev con ingenti risorse finanziarie e militari, rischierebbe così di non avere un peso proporzionato agli sforzi compiuti.
Da qui l’avvertimento contenuto nella lettera a Costa: «In caso contrario, temo che rischiamo di condannare l’Europa all’irrilevanza nel processo negoziale».
Dublino diventa il banco di prova per i Ventisette
La questione adesso passa ai leader europei. Il vertice informale di Dublino rappresenterà un primo momento di confronto per capire se esista la volontà politica di superare la frammentazione diplomatica denunciata da Meloni.
La sfida non sarà soltanto individuare un rappresentante comune, ma stabilire quali poteri attribuirgli e quali decisioni potrà assumere a nome dell’Unione.
La premier italiana ha messo sul tavolo una questione che va oltre il singolo negoziato: il peso politico dell’Europa nei nuovi equilibri internazionali.
Perché mentre la guerra continua e le grandi potenze discutono del futuro della sicurezza europea, Bruxelles non può permettersi di arrivare divisa all’appuntamento più importante.
Il rischio, secondo Meloni, è che gli altri decidano il futuro del continente senza che l’Europa abbia davvero voce in capitolo.








