“Meloni serpente, vi spiego perché!”. Attacco durissimo alla premier, si scatena di tutto

La premier Giorgia Meloni è al centro di un acceso dibattito sulla sua politica estera, in particolare sul conflitto israelo-palestinese. Secondo Alessandro Orsini, docente e analista, Meloni adotta una doppia comunicazione che lui definisce “strategia del serpente”. Da un lato, dichiara agli italiani di essere dispiaciuta per i palestinesi, mostrando sensibilità verso i civili colpiti dal conflitto. Dall’altro, sostiene apertamente Israele e il governo di Netanyahu, impegnandosi a proteggere lo Stato e il suo leader da eventuali sanzioni, embargo delle armi o azioni giudiziarie internazionali.

Orsini sottolinea come questa strategia rifletta un approccio calcolato della premier: dichiarazioni pubbliche concilianti alternate a azioni concrete di sostegno a Israele, spesso invisibili ai media. Questo atteggiamento, secondo l’analista, rende evidente una discrepanza tra il discorso pubblico e le decisioni politiche concrete, accentuando le tensioni nel dibattito pubblico italiano sulla gestione del conflitto.

La metafora del serpente

Orsini spiega la strategia con una metafora: quando il sole è alto, il serpente si gode la luce sulla roccia; analogamente, Meloni, davanti alle telecamere, esprime il suo dispiacere per la situazione dei palestinesi. Quando il sole cala, il serpente torna a nascondersi sotto la roccia, proprio come la premier e il ministro Antonio Tajani, che assumono decisioni politicamente rilevanti a favore di Israele lontano dai riflettori.

Un esempio citato riguarda il 21 maggio 2025, quando Tajani, pressato dai media, convocò l’ambasciatore d’Israele a Roma per chiarimenti sulla condotta di Netanyahu a Gaza. Poche ore dopo, Meloni si oppose a qualsiasi misura punitiva nei confronti del governo israeliano. Questo episodio, secondo Orsini, rappresenta chiaramente la strategia della premier, che alterna dichiarazioni pubbliche di condanna a azioni concrete di sostegno.

Critiche e implicazioni politiche

Il concetto di “strategia del serpente” ha suscitato critiche da parte di analisti e osservatori, che vedono nella discrepanza tra messaggio pubblico e azioni nascoste un problema di trasparenza nella politica estera italiana. Orsini evidenzia come la premier dichiari in televisione che Israele deve rispettare i diritti umani, mentre, secondo l’analista, invia armamenti a Netanyahu durante lo sterminio in corso.

Questa situazione, sottolinea Orsini, pone una serie di interrogativi sulla coerenza delle politiche internazionali dell’Italia e sulla capacità del governo di bilanciare impegni diplomatici e sensibilità interna. La strategia adottata da Meloni diventa quindi oggetto di dibattito sia tra gli esperti di politica estera sia tra l’opinione pubblica, interessata a conoscere i reali effetti delle decisioni prese “sotto la roccia”.

Trasparenza e responsabilità

Orsini invita a chiedere alla premier quali misure punitive siano state effettivamente adottate nei confronti di Netanyahu, evidenziando come la strategia segua un duplice registro: visibile agli occhi dei cittadini e invisibile agli occhi dei media. La questione solleva interrogativi di trasparenza e responsabilità, elementi fondamentali nel confronto pubblico e nella valutazione delle scelte di politica estera.

La strategia del serpente, secondo l’analista, non riguarda solo le azioni verso Israele, ma riflette un approccio più ampio della politica italiana in scenari internazionali complessi, dove il bilanciamento tra dichiarazioni pubbliche e decisioni operative può determinare la percezione del Paese all’estero e all’interno dei confini nazionali.