Mamma e figlia avvelenate, Gianni Di Vita dopo i 3 ingressi in questura confessa

Gianni Di Vita torna al centro dell’attenzione dopo accessi in Questura, mentre l’inchiesta sulla scomparsa di moglie e figlia con nuovi passaggi e molte domande.

Dopo le perquisizioni nei suoi studi professionali, l’ex sindaco è stato visto entrare ancora negli uffici della polizia, alimentando forte curiosità e nuove interpretazioni oggi.

Il commercialista, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, continua però a non risultare indagato, elemento giuridicamente decisivo e da ricordare.

Le attività investigative proseguono tra documenti, dispositivi elettronici e reperti sequestrati, mentre gli inquirenti attendono risultati scientifici e verifiche tecniche ancora considerate centrali oggi davvero.

In passato Di Vita era già stato ascoltato più volte dagli investigatori, sulle ultime ore con le vittime e sui pasti consumati prima dei malori.

Proprio alcune ricostruzioni sulle cene precedenti ai ricoveri hanno prodotto domande e chiarimenti successivi, senza però trasformarsi automaticamente in elementi accusatori o responsabilità accertate concrete.

Nel frattempo, gli specialisti stanno analizzando materiali digitali acquisiti, mentre altri reperti provenienti dalle abitazioni sono sottoposti a esami specifici e controlli di laboratorio approfonditi.

La domanda centrale resta questa: perché Di Vita è tornato più volte in Questura e cosa ha fatto nell’ultimo ingresso che ha attirato attenzione mediatica?

La vicenda si intreccia con le perquisizioni negli studi di Pietracatella e Campobasso, dove gli agenti hanno acquisito documentazione professionale e materiale digitale ritenuto utile.

Dopo quelle operazioni, Di Vita è stato accompagnato negli uffici della Questura per gli atti ai controlli, restando formalmente non indagato e senza accuse contestate.

Fanpage riferisce che l’uomo ha poi effettuato ulteriori accessi spontanei, mentre all’esterno i giornalisti attendevano chiarimenti sulle nuove mosse e sul materiale consegnato agli investigatori.

La sua posizione pubblica è rimasta netta: davanti alle domande dei cronisti ha mostrato calma, senza rilasciare spiegazioni dettagliate né entrare nel merito delle verifiche.

Intanto proseguono anche gli accertamenti sui 131 reperti prelevati nelle abitazioni coinvolte, mentre si attendono ora risposte definitive dagli esperti del Robert Koch Institute tedesco.

Secondo Fanpage, alcuni reperti avrebbero mostrato tracce di ricina, ma il quadro resta in verifica e non consente conclusioni individuali né attribuzioni di responsabilità certe.

La novità è che Di Vita si è presentato spontaneamente in Questura per consegnare un hard disk e due computer, dichiarandosi “serenissimo” davanti ai giornalisti.

Questo sarebbe stato il terzo ingresso in ventiquattro ore; Di Vita resta non indagato, mentre gli investigatori continuano l’analisi del materiale informatico e dei reperti.