Maestra muore di Covid. Sua figlia pubblica gli ultimi messaggi e attacca i negazionisti


Lucia è una ragazza di Firenze che ce l’ha con quelli che negano la gravità del Covid-19. La malattia che si è portata via sua mamma, Lucia Cosimi, maestra elementare di 55 anni. Dopo la morte Lucia ha voluto pubblicare alcuni messaggi WhatsApp che si è scambiata con sua mamma. Lo ha fatto per far capire cosa si prova ad avere una persona cara che combatte tra la vita e la morte, restando aggrappata alla speranza, alla voglia di farcela e di salvarsi. Sono frasi molto semplici, come questa: “Come va?” “Con l’ossigeno meglio, ma è dura. Voi tutti bene?”. “Fatte le lastre, ora il polmone deve migliorare, non è messo male”. Il tutto condito da cuoricini rossi. Toccante quello che la maestra scrive al marito: “Ti amo”. E lui: “Anche non ti amiamo”. La donna risponde: “È quello che mi incoraggia”. A riportare questo commovente scambio di messaggi, gli ultimi prima della morte della maestra, è l’edizione fiorentina di Repubblica. La signora Lucia stava bene, non era anziana e, fino a quando arrivarono quei forti colpi di tosse, conduceva una vita normale, tra il lavoro a scuola e gli impegni in famiglia, col marito Piero e i due figli, Elia ed Eleonora. Poi il 6 novembre l’hanno portata in ospedale ed è iniziato l’incubo chiamato Covid. Lucia non hai mai smesso di combattere e di credere di poter tornare a casa, alla sua vita normale, al suo lavoro.

Sua figlia Eleonora, 21 anni, ha pubblicato su Facebook quei messaggi, quel che resta di sua mamma, aggiungendo una propria riflessione: “Sono arrabbiata con i negazionisti e con quelli che abbassano la mascherina e con i loro comportamenti ci mettono a rischio. Ogni volta che ne incontro uno mi sembra un’offesa alla memoria della mia mamma”.

Dopo il ricovero, il 6 novembre, “qualche giorno con il casco. Eravamo preoccupati, senza dubbio, ma sereni. La nostra mamma non aveva alcuna malattia pregressa. La nostra mamma stava bene. La nostra mamma aveva 55 anni. Questi sono i messaggi che è riuscita a scambiarsi con noi quando aveva il casco. Cioè, quando aveva il casco e vedeva molto male la tastiera del telefono. Un giorno è stata intubata”. Dopo dieci chiamano dall’ospedale: la situazione è gravissima. La donna viene sottoposta ad una terapia sperimentale. Le cose vanno bene. C’è ottimismo e speranza, anche in ospedale. Un giorno arriva il fulmine a ciel sereno. Una telefonata dall’ospedale, l’ultima: la signora Lucia ha avuto un tracollo durante la notte ed è morta.

“La ragione di questo post non è la nostra mamma – scrive Eleonora su Facebook -. La nostra mamma che non doveva morire, la nostra mamma che poco più di un mese fa stava bene, la nostra mamma che era la persona più dolce del mondo, la nostra mamma che è morta a poco tempo dal vaccino, la nostra mamma che in quei tre giorni che non era sedata aveva diffuso così tanto amore che per tutti era ‘La Maestrina’, la nostra mamma che piangono anche i medici, la nostra mamma sulla cui bara, gli stessi, hanno messo delle luci. La nostra mamma che non può lasciare alcun vuoto, tanto ci ha riempiti. La nostra mamma che non ha mai dato solo a noi tre. Il motivo è un altro: è l’uomo agitato in fila alla motorizzazione. Si mette la mascherina sotto il naso, sbuffa, se la sposta sul mento, sbuffa ancora, si muove nella stanza, allarga le braccia, soffia. Mi giro verso di lui, lo fisso. Non sono riuscita a dire niente, tanta era la rabbia. Dei negazionisti poi non me ne è mai fregato niente, tempo ed energie persi. Però leggere e sentire tanti contro il vaccino, non lo accetto. Non lo accetto e vi chiedo aiuto. Per favore, manteniamo alta l’attenzione, anche se siamo stufi delle distanze, delle limitazioni. Ci si ammala anche seguendo le regole”.

Eleonora, che ha scritto questo toccante sfogo sui social network, era andata alla Motorizzazione per cambiare l’intestatario dell’auto di sua madre, che non c’è più per colpa del Covid.