M5S: “Rdc e quota 100 blindate”, il post che li inchioda

“Per il M5S reddito di cittadinanza e quota 100 non si toccano fino a che noi saremo al governo”. Era il dicembre 2019 e a scriverlo erano i grillini sul loro blog delle stelle.

Oggi, non è passato neanche un anno e si preparano a rottamarle con il Conte bis. Segno tangibile che, dopo il crollo dei consensi alle elezioni regionali e le guerre intestine tra le varie correnti, il peso contatuale dei pentastellati all’interno della maggiornanza giallorossa si è ormai eroso. “Quota 100 è un progetto triennale di riforma che veniva a supplire a un disagio sociale. Non è all’ordine del giorno il rinnovo”, ha detto il premier Giuseppe Conte. La possibilità di andare in pensione con 62 anni d’età e 38 di contributi – fortemente voluta dal leader della Lega Matteo Salvini durante la precedente esperienza di governo con i cinquestelle – con molta probabilità andrà in soffitta il 31 dicembre 2021. Tutto con il benestare di un M5s in crisi piena di identità.

 

 

Eppure un anno fa sembravano convinti, rivendicando coerenza e sbandierando difese a spada tratta delle misure bandiera. “Abbiamo finalmente dato speranza e dignità a milioni di cittadini che per anni sono stati completamente abbandonati dalla politica, abbiamo dato ad anziani e famiglie la possibilità di pagare una visita specialistica, il riscaldamento e di fare la spesa. Abbiamo dato il diritto di andare in pensione dopo anni di sacrifici a tutti quei lavoratori che sono stati ingannati da una legge ingiusta e dolorosa come la Fornero. Tutto questo era nel nostro programma con cui ci siamo presentati alle elezioni nel 2018, e noi le promesse le manteniamo. I voti del MoVimento 5 Stelle per cambiare o smantellare due conquiste sociali e di umanità come queste non ci saranno mai”. E per fortuna. Ora la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, grillina, dopo il cambio di passo annunciato da Conte, sta gà mettendo a punto con i sindacati un piano per rottamare quata 100. Tra le ipotesi al vaglio per il 2022, la previsione di una soglia di accesso alla pensione a 63-64 anni con 38-39 anni di contributi, con l’introduzione di penalizzazioni legate al calcolo contributivo.

Ma la riforma del governo gialloverde per il pensionamento anticipato non è l’unica “conquista sociale e di umanità” ad essere archiviata. Nel mirino del Conte bis c’è anche il reddito di cittadinanza, vero cavallo di battaglia a cinque stelle. Fino a ieri. “Voglio che una soluzione sia operativa entro sei mesi, il reddito di cittadinanza in questo modo rischia di essere una misura assistenziale senza progettualità”, ha sentenziato lapidario Conte. Insomma, il premier dà 6 mesi di tempo per superare un sistema che “in questo modo non può continuare a funzionare”. Subito la ministra per l’Innovazione Paola Pisano, grillina anche lei, ha creato una task force per progettare e rendere operativa il prima possibile una struttura informatica in grado di incrociare la domanda con l’offerta lavorativa. Insomma, ancora una volta,Conte ordina e il M5s obbedisce, e tace.