Casaleggio affonda il M5S: “Due terzi dei voti sono spariti, le regole sono state riscritte”

Dopo il duro intervento di Beppe Grillo, anche Davide Casaleggio torna a parlare del Movimento 5 Stelle, offrendo una riflessione che va ben oltre le tensioni interne. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’imprenditore ed erede politico di Gianroberto Casaleggio traccia un bilancio severo dell’evoluzione del Movimento, sostenendo che il progetto originario abbia perso gran parte della sua forza e della sua capacità di guardare al futuro.
Pur evitando di alimentare direttamente lo scontro tra i vertici del M5S e la leadership di Giuseppe Conte, Casaleggio non nasconde la propria preoccupazione per il drastico calo del consenso registrato negli ultimi anni.
“Il Movimento ha perso oltre due terzi dei suoi elettori”
Per Casaleggio il dato più significativo non riguarda le polemiche interne, ma la progressiva perdita di fiducia da parte degli elettori.
«Più di due terzi dell’elettorato sono venuti meno», osserva, sottolineando come il dibattito sull’identità del Movimento rischi di distogliere l’attenzione dalle vere sfide che attendono il Paese.
Secondo l’imprenditore, la politica italiana continua infatti a concentrarsi quasi esclusivamente sulla ricerca del consenso immediato, trascurando temi destinati a incidere profondamente sul futuro, come l’intelligenza artificiale, la trasformazione del mercato del lavoro e la redistribuzione della ricchezza.
“La politica ignora la rivoluzione dell’intelligenza artificiale”
Nel corso dell’intervista Casaleggio allarga lo sguardo oltre il Movimento 5 Stelle e critica l’intero sistema politico.
«Mentre discutiamo di identità perdute, l’intelligenza artificiale sta riscrivendo l’economia: interi settori, milioni di posti di lavoro e la distribuzione stessa della ricchezza. Chi in politica sta lavorando su questo? Nessuno», afferma.
Per il fondatore della piattaforma Rousseau, la vera “identità perduta” non è soltanto quella del M5S, ma la capacità della politica di elaborare una visione strategica e di lungo periodo per affrontare le trasformazioni in corso.
La proposta che sorprende: “Il garante? Un domani potrebbe essere un’AI”
Tra i passaggi più sorprendenti dell’intervista c’è quello dedicato alla figura del garante del Movimento, ruolo storicamente ricoperto da Beppe Grillo.
Casaleggio immagina che, in futuro, questa funzione possa essere affidata a un sistema di intelligenza artificiale capace di verificare in maniera imparziale il rispetto dei principi fondativi dell’organizzazione.
«Il ruolo di custode dei principi potrebbe essere svolto da un’intelligenza artificiale, in grado di controllare con trasparenza se ogni decisione rispetta i valori contenuti nello statuto. Non è fantascienza», sostiene.
Un’ipotesi destinata a far discutere, che riflette la convinzione dell’imprenditore secondo cui la tecnologia potrà assumere un ruolo sempre più centrale anche nei processi decisionali della politica.
Il ricordo del padre Gianroberto
Casaleggio replica inoltre alle recenti dichiarazioni di Andrea Stroppa, collaboratore di Elon Musk, secondo il quale il Movimento dovrebbe “tornare” all’impostazione del cofondatore Gianroberto Casaleggio.
L’imprenditore chiarisce però quale fosse realmente la visione del padre.
«Lo ringrazio per il riconoscimento, ma mio padre non voleva possedere un partito», spiega, ricordando come l’obiettivo fosse quello di dimostrare che i cittadini potessero organizzarsi autonomamente, superando le logiche della politica tradizionale.
Un progetto che, secondo lui, resta ancora attuale e che oggi potrebbe contare su strumenti tecnologici molto più avanzati rispetto al passato.
Le critiche alle modifiche delle regole
Nella parte finale dell’intervista Casaleggio affronta anche la questione delle modifiche allo statuto e al simbolo del Movimento, lasciando intendere che il progetto originario sia stato profondamente trasformato.
«Le regole erano scritte. Poi chi è rimasto le ha cambiate e ne risponde davanti agli iscritti e ai giudici», afferma.
Tuttavia, invita a non concentrare il dibattito esclusivamente sulla contesa per il simbolo. A suo giudizio il vero problema della politica italiana è la crescente distanza tra cittadini e istituzioni.
«Il tema del Paese non è chi possiede un simbolo. È che più della metà degli elettori non va a votare, perché vede politici occupati a contare le poltrone invece che le riforme. Il simbolo più abbandonato d’Italia è la scheda elettorale», conclude.
Una frattura sempre più evidente
Le parole di Davide Casaleggio arrivano all’indomani dell’intervento di Beppe Grillo e contribuiscono ad alimentare il dibattito sul futuro del Movimento 5 Stelle. Le critiche dei fondatori sembrano evidenziare una distanza ormai profonda rispetto all’attuale dirigenza guidata da Giuseppe Conte, mentre sullo sfondo resta aperta la riflessione sul ruolo che il Movimento potrà giocare nei prossimi anni in un panorama politico profondamente cambiato.