Ristoratori e chef in rivolta dopo il Dpcm che chiude le loro attività alle 18. Da Piazza Navona in periferia. Dopo i mesi di lockdown ecco un altro duro colpo da incassare. «Il discorso è semplice. Non ci sono evidenze scientifiche – ma nemmeno nelle palestre o piscine – che gli esercizi commerciali abbiano causato impennate di contagi. Niente di niente». Questo lo sfogo all’Adnkronos dello chef Francesco Pesce. È il proprietario insieme a suo padre dello storico ristorante “La pace del palato”.

Il locale a due passi da Piazza Navona

Il famoso locale è a due passi da Piazza Navona, punto di riferimento per romani e turisti. «Da quando abbiamo riaperto, e quindi da fine maggio, non si è verificato nulla che potesse far pensare a un simile provvedimento, a un simile sopruso».  «Abbiamo lavorato a maggio, giugno, luglio, agosto e settembre, fino all’apertura delle scuole, senza alcuna problematica».

«Non riusciamo a lavorare con serenità»

«La ristorazione», afferma, «si è adeguata ad ogni richiesta del Governo, anche la più criticabile. Qui parliamo di incompetenza , di Dpcm emanati in continuazione. Per colpa di tutto ciò, non siamo mai più riusciti a lavorare con la serenità. Siamo sempre stati disturbati da comunicazioni ormai fuori controllo. Ci siamo messi in regola. Abbiamo sanificato locali, messo distanziamenti richiesti, rinunciando a 20 coperti nel mio caso, invece che 45. E quindi sacrificando grande parte del fatturato. E loro? Ci tirano giù la serranda alle 18».

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«Abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto»

«Ma stiamo scherzando?», incalza lo chef Pesce. «Abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto, investito per tavoli all’esterno, gel, mascherine. Tutto per far sì che le persone venissero a mangiare più tranquille, per far capire loro la sicurezza dei ristoranti».  Aiuti che sembrano non arrivare. «Stiamo aspettando ancora le loro promesse, le casse integrazioni. Appena stavamo iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel, ecco il colpo di grazia. Ristoranti come il mio, poi, lavorano la sera soprattutto. E ora mi costringono a farlo a pranzo e basta»  E a due passi da Piazza Navona, è noto, si lavora soprattutto la sera.

Cali di fatturato impressionanti

Avremo, anzi già abbiamo avuto, cali di fatturato impressionanti. Tutto questo a fronte di cosa? Di 7000 euro a fondo perduto? Di questi famigerati aiuti comunque esigui rispetto a quello che incassavano normalmente, lavorando onestamente ogni giorno».

Il pessimismo dello chef di Piazza Navona

Lo chef Pesce fa fatica ad essere ottimista.  «Di fatto questa è un’altra chiusura, non so nemmeno se ce la faremo con le utenze. Non c è chiarezza su nulla, sul presente, figuriamoci sul futuro. E poi le merci adesso stoccate all’interno delle celle frigorifere e con la consapevolezza di essere comunque visti dal governo come degli untori. Siamo gente che lavora dalla mattina alla sera. Non se ne può più».

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