L’ipocrisia della sinistra: applaude i centri sociali perché zittiscono Salvini


Centri sociali, collettivi di ultrasinistra e anarchici si erano dati appuntamento a Bologna, dove era atteso Salvini per aprire la campagna elettorale della sua candidata, Lucia Borgonzoni, in Emilia Romagna.

«Crediamo che la Bologna degna, solidale e cooperante debba dire che Salvini non è gradito» il messaggio dei centri sociali, esteso alle «tante e tanti che rifiutano la presenza e i messaggi di odio» della destra italiana. Quindi, per difendere la democrazia e combattere l’odio, quale migliore iniziativa che dichiarare «non gradito» un avversario e cercare di impedire una manifestazione politica lanciando sassi, bottiglie e fumogeni? Il leader della Lega, il giorno dopo, ha commentato così il corteo dei centri sociali, twittando una foto della piazza, quella sì pacifica, della sinistra bolognese: «Profondo rispetto per chi manifesta, pacificamente, contro le nostre idee. Nessun rispetto per chi invece, per protestare contro di noi, lancia sassi e bottiglie verso polizia e carabinieri. Quella non è contestazione, è delinquenza». Eppure il tentativo di bavaglio promosso dalla sinistra radicale dei centri sociali bolognesi dai nomi suggestivi (Tpo, Làbas, Crash, Cua, Vag61, Xm24, Circolo anarchico Berneri, Smaschieramenti, Noi Restiamo, Saperi Naviganti) uniti al grido «Non lasceremo che il PalaDozza diventi uno spazio di odio», non ha trovato voci di condanna a sinistra. Anzi, si registra nel fronte antisalviniano la soddisfazione per il risultato raggiunto, quello di aver contribuito a portare meno gente al meeting della Lega. Se ne compiace infatti Repubblica, esaltata già dalla prima pagina dalla «Bologna che resiste»: «Salvini non fa il pieno: Tutta colpa degli squadristi rossi. Parte ufficialmente al PalaDozza la campagna elettorale per espugnare l’Emilia, ma non tutti i 5570 posti sono occupati. Molti i lombardi. Il leader ammette: Non c’è il pienone, ma i centri sociali hanno bloccato i pullman». Maglione verde e faccia nera, nel senso dell’arrabbiatura tremenda, roba da perdere qualche chilo dalla tensione nervosa», eccetera. Tutto merito dei 2mila anarchici scesi in piazza per zittire il nemico, in nome della «Bologna antirazzista e antifascista». Obiettivo dichiarato chiaramente e poi messo in pratica alla lettera. Un caso da Commissione Segre, se l’etichetta di «discorso d’odio» valesse per tutti. Invece nessuna condanna da sinistra, anzi felicitazioni per aver ostacolato la manifestazione del nemico politico. Tutto è lecito se, come ha spiegato ieri il ministro Dario Franceschini parlando alla tre giorni del Pd a Bologna, «Salvini è il massimo rischio che può avere la democrazia europea del 2019. Abbiamo visto episodi di omofobia, razzismo, di aggressività: una Italia cattiva che dovevamo chiudere». Più truce il commento del vignettista Vauro: «Salvini non crede a un cazzo, a nulla, se non alla sua rincorsa del potere. Siamo a rischio fascismo. Qualsiasi governo va bene se non c’è Salvini».

Nel mirino finisce anche Luca Zaia, colpevole di essere andato a Bologna, a tarda sera. Qui il fuoco arriva dai grillini: «Certo non è stato bello vedere il governatore del Veneto andare a un comizio della Lega e dire Sarei arrivato a Bologna anche a nuoto, è inopportuno farlo mentre la città di Venezia è sotto l’acqua. Non è bello» attacca Luigi Di Maio. Secca la replica di Salvini: «Sono invidiosi del governatore più amato, concreto ed efficiente d’Italia. Loro hanno il disastro Raggi, poveretti».