“Lei lo aveva scoperto e voleva…”. Avvelenate con la ricina, la svolta è clamorosa

Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella in un caso che gli inquirenti stanno ricostruendo come un presunto duplice omicidio mediante avvelenamento da ricina. A distanza di settimane dalla tragedia, l’inchiesta della Procura continua a svilupparsi e nuovi elementi investigativi potrebbero contribuire a chiarire le circostanze della vicenda.
Al momento il fascicolo resta aperto contro ignoti e non risultano persone formalmente indagate per il duplice omicidio. Gli investigatori stanno tuttavia approfondendo numerose piste, raccogliendo testimonianze e analizzando i rapporti personali e familiari delle vittime.

L’ipotesi di un segreto scoperto da Antonella
Tra le ipotesi al centro dell’inchiesta vi è quella secondo cui Antonella Di Ielsi avrebbe scoperto una circostanza particolarmente delicata che avrebbe inciso profondamente sulla sua vita privata, tanto da indurla a valutare una separazione dal marito.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, la donna avrebbe confidato le proprie preoccupazioni sia al parroco del paese, don Stefano Fracassi, sia a un’amica di fiducia. Quest’ultima è stata successivamente iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento, un’ipotesi di reato distinta rispetto al delitto oggetto dell’inchiesta e che gli investigatori stanno approfondendo nell’ambito degli accertamenti.
Testimonianze e accertamenti
L’attività investigativa si concentra anche sull’analisi della rete di relazioni che circondava Antonella e Sara nei mesi precedenti alla loro morte. Nelle ultime settimane sono stati ascoltati numerosi testimoni negli uffici della Questura di Campobasso, compreso un conoscente del marito della donna, Salvatore Di Vita, che si è presentato spontaneamente per fornire informazioni ritenute potenzialmente utili agli investigatori.
Secondo indiscrezioni, l’attenzione degli inquirenti sarebbe rivolta a tre persone – un uomo e due donne – sulle quali sono in corso verifiche. Al momento, tuttavia, non sono state formulate contestazioni nei loro confronti e le attività investigative proseguono per accertare eventuali responsabilità.
I messaggi e l’ipotesi della separazione
Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori vi sarebbero anche alcuni messaggi che Antonella avrebbe inviato all’amica oggi indagata per favoreggiamento, nei quali chiedeva il contatto di un avvocato esperto in diritto di famiglia.
Secondo gli inquirenti, questo dettaglio potrebbe essere compatibile con l’ipotesi che la donna stesse valutando concretamente di avviare una separazione. Saranno i prossimi interrogatori e gli approfondimenti investigativi a chiarire il contesto in cui sarebbero maturate queste intenzioni.
Verifiche su alcuni episodi successivi alla tragedia
Tra gli aspetti oggetto di approfondimento figurano anche un viaggio all’estero compiuto da alcune persone vicine alla famiglia pochi giorni dopo i funerali e una festa organizzata a Campobasso da una persona ritenuta legata alle vittime.
Gli investigatori stanno ricostruendo la cronologia e le circostanze di questi episodi per comprendere se possano avere un rilievo nell’ambito dell’inchiesta. Al momento, però, le verifiche rappresentano esclusivamente attività investigative e non costituiscono elementi di prova o responsabilità accertate.
L’indagine prosegue quindi su più fronti con l’obiettivo di ricostruire con precisione quanto accaduto e individuare, sulla base delle evidenze raccolte, eventuali responsabilità per una vicenda che continua a suscitare profonda impressione nella comunità di Pietracatella.