Legge elettorale, opposizioni all’attacco: «Una nuova porcata»

La nuova soglia per le liste non rappresentate in Parlamento scatena la reazione delle opposizioni. Il leader M5S chiede l’intervento di Mattarella e prepara una possibile contromossa per favorire le nuove formazioni del centrosinistra
È destinata ad alimentare ancora a lungo il confronto politico la nuova norma sulla raccolta delle firme necessarie per consentire alle liste non rappresentate in Parlamento di presentarsi alle elezioni. Il via libera alla disposizione ha provocato una dura reazione delle opposizioni, che accusano il centrodestra di voler introdurre un ostacolo particolarmente difficile da superare per le formazioni politiche più piccole e per i nuovi soggetti.
Dai banchi dell’opposizione si parla di una «nuova porcata», mentre Giuseppe Conte ha scelto di alzare ulteriormente il livello dello scontro, chiedendo un intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La norma, presentata inizialmente da Fratelli d’Italia e successivamente modificata dal governo, stabilisce in 6mila il numero delle firme da raccogliere per ciascun collegio. La prima versione prevedeva una soglia ancora più alta, pari a 9mila sottoscrizioni.
Secondo i calcoli delle opposizioni, una formazione politica priva di rappresentanza parlamentare che volesse presentarsi sull’intero territorio nazionale potrebbe essere chiamata a raccogliere circa 300mila firme in un arco temporale molto ristretto. Un requisito che, secondo i critici della misura, rischierebbe di rendere estremamente complessa la partecipazione elettorale di nuovi partiti e movimenti.
Conte: «Norma inaccettabile»
Giuseppe Conte ha definito la disposizione «inaccettabile», sostenendo che una soglia così elevata potrebbe configurare un problema di costituzionalità. Da qui la richiesta al Quirinale di valutare la questione.
Il presidente del Movimento 5 Stelle ha inoltre richiamato il precedente storico di quelle formazioni che, in assenza di una rappresentanza parlamentare, hanno dovuto affrontare ostacoli significativi per riuscire a partecipare alle elezioni. Il timore, secondo Conte, è che la nuova disciplina possa rendere ancora più difficile l’ingresso nel sistema politico di soggetti nuovi o minoritari.
Ma dietro la battaglia sulle firme c’è anche una questione eminentemente politica: la costruzione del futuro campo progressista.
Il nodo dei nuovi alleati
Nel mirino del leader M5S ci sono infatti anche le possibili conseguenze della norma per alcune formazioni che potrebbero orbitare nell’area del centrosinistra. Tra queste Progetto Civico Italia, guidato da Alessandro Onorato, e il Partito socialista.
Conte ha rivolto un appello alle altre forze dell’opposizione affinché sostengano le nuove liste nella raccolta delle firme. L’obiettivo è evitare che gli adempimenti burocratici finiscano per escludere dalla competizione elettorale soggetti che potrebbero contribuire ad ampliare la coalizione progressista.
La vicenda ha però fatto emergere anche le tensioni all’interno dello stesso centrosinistra. Conte ha lasciato intendere di non aver apprezzato l’atteggiamento di tutte le forze di opposizione, con un riferimento particolare a Matteo Renzi e a Italia Viva.
Anche nel Partito democratico, durante il confronto parlamentare, non sarebbero mancate inizialmente alcune esitazioni sulla linea da assumere. La segretaria Elly Schlein ha comunque successivamente espresso una posizione netta contro la nuova soglia, definendo eccessivo il numero delle firme richieste e annunciando l’opposizione del Pd alla norma.
Tajani difende la scelta del governo
Dalla maggioranza arriva una lettura completamente diversa. Antonio Tajani ha difeso la misura sostenendo che l’obiettivo delle nuove regole sia quello di evitare la proliferazione di liste prive di una reale consistenza politica o create esclusivamente per condizionare la competizione elettorale.
Per il governo, dunque, l’innalzamento della soglia rappresenterebbe uno strumento per garantire maggiore solidità alla competizione politica e impedire che la scheda elettorale venga frammentata da una molteplicità di liste.
Le opposizioni contestano invece proprio questo approccio, sostenendo che il rischio sia quello di trasformare la raccolta delle firme in una barriera all’accesso alla competizione elettorale.
La contromossa di Conte
Il Movimento 5 Stelle starebbe già valutando possibili soluzioni per aggirare, almeno in parte, l’impatto della nuova disciplina. Tra le ipotesi ci sarebbe quella di consentire a Progetto Civico Italia di costituire una propria componente nel gruppo misto della Camera attraverso il passaggio di alcuni parlamentari.
Una soluzione che, secondo i calcoli politici circolati nelle ultime ore, potrebbe ridurre sensibilmente il numero delle sottoscrizioni necessarie, portandolo fino a circa 1.500 firme.
La questione delle firme diventa così qualcosa di più di una semplice disputa sulla legge elettorale. È un nuovo terreno sul quale si misurano i rapporti di forza nel centrosinistra e la capacità dei diversi partiti di costruire un’alleanza competitiva.
Conte punta ad allargare il fronte progressista e a favorire la presenza di nuove formazioni, ma allo stesso tempo sembra voler ridimensionare il peso politico di Italia Viva nella futura coalizione.
La partita, dunque, si gioca su due piani: da una parte lo scontro istituzionale tra maggioranza e opposizioni sulla nuova soglia delle firme; dall’altra la competizione interna al centrosinistra per stabilire chi avrà un ruolo nella costruzione della prossima coalizione.