Legge elettorale, Donzelli: “Se il governo va sotto, Meloni sale al Colle a dimettersi”
La partita sulla nuova legge elettorale diventa anche una prova sulla tenuta del governo. Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, ha chiarito che se l’esecutivo dovesse essere battuto su un provvedimento sul quale Giorgia Meloni ha posto la fiducia, la presidente del Consiglio dovrebbe salire immediatamente al Quirinale.
“Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento questo non passa, dovrebbe salire immediatamente al Colle. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie”, ha dichiarato Donzelli ai cronisti in piazza Montecitorio.
Donzelli: “Non temiamo franchi tiratori”
Il dirigente di Fratelli d’Italia ha però escluso che vi siano segnali concreti di una possibile crisi interna alla maggioranza. Secondo Donzelli, non esiste al momento uno “spettro dei franchi tiratori” e il centrodestra affronta il voto con fiducia.
“Noi abbiamo il rispetto dell’Aula, che è sempre sovrana e quello che decide va bene”, ha spiegato. Donzelli ha inoltre ricordato che già sulle pregiudiziali la maggioranza aveva ottenuto numeri considerati rassicuranti, anche in presenza del voto segreto.
“Siamo sereni di aver fatto un’ottima legge elettorale che serve all’Italia”, ha aggiunto, sostenendo che ci siano “tutti i presupposti” perché il provvedimento venga approvato senza incidenti.
La fiducia alza il peso politico del voto
Il punto centrale resta però il valore politico del passaggio parlamentare. La maggioranza ha deciso di porre la fiducia sulla legge elettorale, trasformando il voto in una verifica diretta sulla tenuta dell’esecutivo.
È proprio su questo terreno che Donzelli ha legato un’eventuale bocciatura alle dimissioni della premier. Se il governo venisse battuto su una questione di fiducia, secondo l’esponente di FdI, Meloni dovrebbe aprire immediatamente la crisi e recarsi dal presidente della Repubblica. Una prospettiva che rende il voto molto più delicato rispetto a una normale approvazione parlamentare.
Le opposizioni: “Schiaffo al Parlamento”
La decisione di ricorrere alla fiducia ha provocato la protesta delle opposizioni. Federico Fornaro del Pd ha parlato di una scelta “indegna” e di uno “schiaffo” alla Camera, sottolineando che le opposizioni avevano presentato 53 emendamenti, un numero che a suo giudizio non può essere definito ostruzionistico.
“Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto”, ha accusato Fornaro. Duro anche Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui il governo avrebbe paura “della democrazia e dei propri parlamentari”.
Enrica Alifano del Movimento 5 Stelle ha parlato di una progressiva messa “in soffitta” della democrazia parlamentare, mentre Riccardo Magi di Più Europa ha chiesto alla maggioranza di fermarsi e riaprire il confronto sulla riforma.
Conte: “Probabili elezioni a maggio”
A rendere ancora più pesante il voto sulla legge elettorale contribuisce il dibattito sulle possibili elezioni anticipate. Giuseppe Conte ha detto di considerare “abbastanza probabile” un ritorno alle urne già a maggio.
“Dobbiamo affrettarci a fare le primarie, ma prima il programma”, ha spiegato il presidente del Movimento 5 Stelle a Coffee Break su La7. Conte ha sottolineato che il centrosinistra non può arrivare a ridosso della campagna elettorale senza aver ancora definito candidatura e progetto comune.
“È una cosa da valutare con gli altri colleghi. Non possiamo arrivare a ridosso della campagna elettorale”, ha aggiunto.
Il voto diventa un test sulla maggioranza
La legge elettorale si trasforma così in un passaggio molto più ampio rispetto al merito tecnico della riforma. Il voto diventa un test sulla compattezza della maggioranza e sul futuro stesso del governo.
Da una parte Fratelli d’Italia continua a mostrare sicurezza sui numeri parlamentari. Dall’altra, la decisione di legare la sopravvivenza dell’esecutivo all’esito della fiducia rende qualsiasi eventuale scivolone politicamente esplosivo.
Il messaggio di Donzelli è netto: se il governo dovesse essere battuto, Meloni salirebbe al Colle per dimettersi. Per ora il centrodestra si dice convinto che questo scenario non si verificherà, ma il passaggio parlamentare resta uno dei più delicati della legislatura.