Legato ai sedili dell’auto e gettato nel fiume! Orrore in Italia: ora la svolta nel caso

Due arresti e una ricostruzione investigativa che punta a chiarire le circostanze della morte di Ferdinant Hoti, il cittadino albanese di 35 anni il cui corpo era stato ritrovato all’interno di un’automobile nelle acque del fiume Tergola, in provincia di Padova. A distanza di settimane dalla scoperta, le indagini dei carabinieri hanno portato all’individuazione di due uomini, rispettivamente di 51 e 54 anni, accusati di omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

A indirizzare gli investigatori verso i presunti responsabili sarebbero stati diversi elementi raccolti nel corso degli accertamenti: le immagini delle telecamere di sorveglianza, l’analisi dei tabulati telefonici e le impronte rilevate dagli specialisti del Ris di Parma sul veicolo nel quale era stato nascosto il corpo.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Hoti sarebbe stato ucciso con colpi di fucile e il suo cadavere sarebbe stato successivamente sistemato nell’automobile, poi abbandonata nel fiume nel tentativo di nascondere le tracce del delitto. Il possibile movente sarebbe riconducibile all’ambiente del traffico di sostanze stupefacenti nel Veneziano, una pista che dovrà essere valutata nel corso del procedimento giudiziario.

Il ritrovamento nel fiume Tergola: il corpo era sui sedili posteriori

La vicenda era emersa l’8 settembre, quando alcuni passanti avevano notato una Fiat Bravo senza targa parzialmente affiorante dall’acqua in via del Santo, nel territorio di San Giorgio delle Pertiche, in provincia di Padova.

All’interno della vettura, sui sedili posteriori, si trovava il corpo senza vita di Ferdinant Hoti, legato e avvolto, secondo la ricostruzione investigativa, in sacchi di plastica nera.

Il ritrovamento aveva immediatamente sollevato interrogativi sulle cause della morte e sulle circostanze che avevano portato l’automobile a finire nel corso d’acqua. Gli accertamenti successivi avrebbero escluso l’ipotesi di un semplice incidente, indirizzando le indagini verso un possibile omicidio.

Secondo quanto emerso dall’autopsia, il 35enne sarebbe stato ucciso con colpi di fucile esplosi a distanza ravvicinata contro il volto. Il corpo sarebbe stato poi sistemato all’interno della Fiat Bravo e trasportato fino al Tergola durante la notte.

La vettura sarebbe stata infine spinta in acqua con l’obiettivo di occultare il cadavere e rendere più difficile la ricostruzione dei fatti.

Si tratta della dinamica ipotizzata dagli investigatori sulla base degli elementi raccolti, che dovranno essere valutati nelle successive fasi del procedimento.

Le telecamere e i tabulati telefonici: ricostruiti gli ultimi spostamenti

Uno dei passaggi più importanti dell’inchiesta riguarda la ricostruzione degli ultimi spostamenti della vittima.

Attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, i carabinieri sarebbero riusciti a individuare un capannone a Mirano, nel Veneziano, dove Hoti si sarebbe recato prima di scomparire. La struttura sarebbe stata nella disponibilità di uno dei due uomini successivamente arrestati.

Secondo la ricostruzione investigativa, il trentacinquenne sarebbe entrato nel capannone senza che le immagini esaminate documentassero una sua successiva uscita.

A rafforzare questa ipotesi sarebbero stati i filmati delle telecamere di sorveglianza installate nella zona. Le registrazioni avrebbero mostrato Hoti arrivare a bordo della stessa Fiat Bravo nella quale il corpo è stato poi ritrovato.

L’incrocio tra gli spostamenti ricostruiti attraverso i dati telefonici e le immagini acquisite avrebbe permesso agli investigatori di concentrare l’attenzione su uno dei sospettati.

Gli accertamenti successivi avrebbero quindi contribuito a delineare il possibile coinvolgimento del secondo uomo, portando all’adozione dei provvedimenti restrittivi.

Le impronte del Ris sulla Fiat Bravo

Un ulteriore elemento investigativo sarebbe emerso dall’analisi scientifica dell’automobile. Gli specialisti del Ris di Parma avrebbero individuato impronte attribuite a uno dei sospettati sul paraurti posteriore della Fiat Bravo.

La posizione delle tracce sarebbe stata ritenuta compatibile con le operazioni necessarie a spingere il veicolo in acqua. Un riscontro che, insieme agli altri elementi raccolti, avrebbe contribuito a rafforzare il quadro accusatorio.

Le impronte, considerate singolarmente, non consentono necessariamente di ricostruire l’intera dinamica di un delitto. È il loro confronto con gli altri risultati investigativi a poter assumere rilievo nella ricostruzione dei fatti.

In questo caso, l’analisi delle tracce papillari si sarebbe aggiunta alle informazioni ricavate dai filmati e dai tabulati telefonici, contribuendo a collegare i presunti responsabili al veicolo utilizzato per occultare il corpo.

Il possibile movente: la pista del traffico di droga nel Veneziano

Resta da chiarire il movente dell’omicidio. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori figura un possibile collegamento con il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti nel Veneziano.

Secondo la ricostruzione accusatoria, Hoti sarebbe stato attirato in una situazione predisposta per colpirlo e ucciso nell’ambito di un agguato potenzialmente pianificato. Il successivo trasferimento del corpo e l’abbandono della Fiat Bravo nel fiume avrebbero avuto lo scopo di nascondere le tracce del delitto.

L’ipotesi dovrà essere verificata attraverso gli elementi raccolti e gli eventuali ulteriori approfondimenti investigativi. Al momento, il possibile legame con gli ambienti dello spaccio rappresenta una pista da accertare e non può essere considerato un movente definitivamente dimostrato.

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire tutti i passaggi della vicenda, dall’incontro che avrebbe preceduto la morte del trentacinquenne fino al trasporto dell’automobile e al suo abbandono nelle acque del Tergola.

Due arresti, ma le indagini proseguono

L’arresto dei due uomini di 51 e 54 anni rappresenta un passaggio significativo nell’inchiesta sulla morte di Ferdinant Hoti. Gli elementi raccolti, dalle immagini delle telecamere alle tracce scientifiche sul veicolo, avrebbero consentito agli investigatori di delineare una possibile sequenza degli eventi e di individuare i presunti responsabili.

Restano tuttavia da chiarire tutti gli aspetti del caso, compreso il movente e l’eventuale ruolo individuale dei due indagati nelle diverse fasi del delitto.

Le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.

L’obiettivo degli inquirenti è ora completare la ricostruzione della vicenda: capire che cosa sia accaduto prima della morte di Hoti, verificare le circostanze dell’eventuale agguato e accertare come il corpo sia stato trasportato e nascosto nell’automobile finita nel fiume Tergola.