Dacci oggi la nostra panetta quotidiana. Amen. Di notte, quando chiude la parrocchia di San Gerlando, succedono cose strane. Tutt’ intorno. Movimenti. C’è un tizio, un tunisino. Ha una t-shirt nera. Gli shorts di cotone. E le ciabatte ai piedi. Nella destra stringe una busta bianca. Tipo della spesa. Ma dentro non c’è la spesa. Si siede sulle scale della chiesa. Quelle laterali. Poi si alza. Quattro passi per via Mazzini. Incontra un ragazzetto. Si stringono una mano rapida e poi cambiano entrambi direzione. Senza più considerarsi a vicenda. Dopo, mister Busta bianca si siede su un motorino. Prende il cellulare, lo sblocca, riceve una telefonata. Pochi secondi e mette giù. Ricomincia a passeggiare. Lento, circospetto. Svolta l’angolo e si ritrova su via Aristotele. Altro incontro fugace. Stretta di mano. E via. Giro dell’isolato e sbuca dall’altro lato della chiesa. Così, tutta la sera. C’è chi sostiene che il sagrato della parrocchia sia diventata la piazza di spaccio di Lampedusa.

Lo dicono residenti e commercianti della zona. Hanno notato movimenti strani. Li hanno filmati. Quello che è certo è che San Gerlando è un punto di riferimento per gli ospiti dell’hotspot di Contrada Imbriacola. Don Carmelo La Magra ha un cuore grande. La sagrestia è munita di wifi con giga illimitati. La linea è “Wifi-Sangerlando”, scritto tutto maiuscolo. La password se la tramandano, di mano in mano, i tunisini del centro di accoglienza. E solo loro la possono avere. I fedeli normali devono consumare il proprio traffico dati, invece. Succede spesso che il pulmino dell’hotspot parcheggi su via Mazzini e faccia scendere gruppetti di sette-otto migranti. Così possono stazionare sui gradini e collegarsi gratis. Le vie del Signore sono infinite. Quelle digitali, pure.

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LE RISSE
Tutto questo per dire che la chiesa di Don Carmelo è un luogo di ritrovo. A volte di bivacco. Ogni tanto ci scappa pure qualche rissa. Una sera una discussione tra tunisini è finita male. Nel senso: un tizio con maglietta nera e cappellino Nike ha preso a spintoni due ragazzi. Connazionali. Erano in superiorità numerica e pure più grossi di lui. Ma hanno fatto pippa, alzato i tacchi e ripreso via Aristotele. Il piccoletto invece è rimasto sul posto. Continuando il suo commercio. Sull’isola girano prevalentemente hashish e marijuana. Ma è il fumo che va per la maggiore. Viola, blu, cioccolato. Dicono che arrivi con le navi, insieme ai migranti. Circostanza confermata indirettamente da Sami Ben Abdelaali, il deputato tunisino in vista a Lampedusa giovedì scorso. Controllare centinaia di chilometri di costa è impossibile, ha spiegato. Ma anche nei porti più grandi la corruzione dilaga. Due giorni fa sono saltate le teste dei direttori delle autorità portuali di Sfax e Madia. Le partenze illegali sono un business che fa gola a troppi. Ogni migrante paga tra i 1.000 e i 2.500 euro per sbarcare a Lampedusa. Ed è realistico che qualche natante arrivi farcito anche con un tot di chili di roba, oltre al suo carico di umanità in trasferta.

LA CROCIERA
I migranti in fuga dall’hotspot, quelli che riparano sul promontorio retrostante, all’ombra dei pini, fanno uso di hashish. Transitando da lì se ne sente l’odore acre nell’aria. La signora Rosy, proprietaria dell’azienda agricola che domina l’hotspot sul crinale Nord, conferma. Si è trovata un numero x di migranti sulla sua proprietà. E quelli, invece di levare il disturbo, le hanno provato a vendere delle cime di erba. Ieri intanto altri 350 migranti sono saliti sulla nave-quarantena che, dopo vari giorni di maestrale, è riuscita finalmente ad attraccare a Cala Pisana. Aria rilassata. Tutti con la mascherina, ma zero distanziamento sociale. Anche un po’ di selfie per celebrare l’inizio della “crociera”. Del primo gruppo, quello imbarcato lunedì, dodici sono risultati Covid-positivi. «Nessuna sorpresa», ha dichiarato l’assessore regionale siciliano alla Salute Ruggero Razza, «Roma non ha ancora definito un protocollo sanitario per la gestione dei migranti». Oggi Lega e Forza Italia saranno in piazza per un flash mob di protesta.

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