Navi e aerei lungo il canale di Sicilia, con l’obiettivo di frenare quanto più possibile il flusso di migranti. È questa l’idea alla base del piano annunciato nelle scorse ore dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Il titolare del Viminale ha parlato dell’uso di mezzi navali e aerei in funzione anti migratoria a margine dell’incontro con il suo omologo francese, Gèrald Darmanin.

“È un piano che dovrebbe prevedere una collaborazione stretta con le autorità tunisine – ha dichiarato Lamorgese – Dovrebbe essere previsto il posizionamento di assetti navali o aerei che possano avvertire le autorità tunisine di eventuali partenze da quei territori in modo che possano intervenire in autonomia nelle loro acque territoriali. È un alert che noi daremo alle autorità tunisine per rendere più agevole il rintraccio delle imbarcazioni che partono da quei territori”.

Non è un blocco navale, ma un qualcosa di molto vicino. Del resto il blocco vero e proprio è impossibile farlo. Lo ha spiegato a La Verità il generale Fabio Mini: “Se una nave italiana assaltasse una nave straniera (anche delle Ong), fuori delle nostre acque territoriali – si legge nelle dichiarazioni – verremmo accusati di atti di pirateria e quindi finiremmo sotto processo. Lo stesso vale per un elicottero che atterrasse su una nave straniera”.

L’esperienza del 1997 in Albania, ordinata dal governo Prodi I durante la crisi che ha imperversato nel Paese balcanico e che ha portato verso la Puglia migliaia di migranti, non è ripetibile. E anche allora per la verità non è stato usato il termine blocco navale per indicare quell’operazione.

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L’unico elemento in mano all’Italia è l’interdizione da attuare in concorso con lo Stato dirimpettaio, in questo caso per l’appunto la Tunisia. In tal modo i mezzi messi in campo dal nostro Paese potrebbero attuare un’azione volta a persuadere i barconi che partono dalle coste nordafricane ad attraversare il Mediterraneo.

Ed è esattamente quello che vorrebbe attuare grossomodo il Viminale. Di concerto con le autorità tunisine, i mezzi aerei e navali dell’Italia potrebbero portare all’individuazione dei barconi prima ancora che questi raggiungano le acque internazionali e permettere alle motovedette di Tunisi di intervenire.

Gli accordi fino ad oggi presi con il governo del Paese nordafricano non sono evidentemente bastati. Ad agosto sia Lamorgese che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si sono recati a Tunisi, annunciando di aver strappato un accordo volto alla diminuzione delle partenze. Così non è stato: solo nelle ultime ore a Lampedusa ad esempio sono arrivati più di 1.500 migranti. Ora si cerca la soluzione più drastica: dopo più di undicimila tunisini sbarcati da gennaio a oggi, forse il governo ha capito, seppur in un grave ritardo, che occorre l’impiego di mezzi nel Mediterraneo.

Giorgia Meloni: “Lamorgese prenda pure il nostro piano”

A stretto giro non sono mancate le reazioni da parte delle opposizioni. In particolare della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “E alla fine, dopo anni di propaganda immigrazionista, a seguito dell’attentato di Nizza e della (giusta) irritazione francese ed europea, il Governo italiano si affanna a promettere un cambio di rotta sul controllo delle frontiere – ha scritto la deputata su Facebook – Ultimo in ordine di tempo il Ministro dell’Interno Lamorgese ha annunciato al suo omologo francese la volontà di attivare “il posizionamento di assetti navali o aerei che possano avvertire le autorità tunisine di eventuali partenze da quei territori”.

“Sembra una buona idea, no? – ha proseguito il numero uno di Fratelli d’Italia – Potremmo anche dirlo con altre parole: “blocco navale al largo delle coste africane, in accordo con le autorità locali, per fermare la partenza dei barconi”. Buongiorno sinistra italiana! Fratelli d’Italia lo dice da anni e anni, spiegando che se l’Italia non controlla i propri confini rischia di essere buttata fuori da Schengen”.

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