Nonostante ancora nessuno, virtualmente, conosca appieno il contesto generale nel quale Bergoglio avrebbe aperto alle unioni omosessuali, non potevano mancare gli endorsement dei politici che con il cattolicesimo non hanno mai avuto nulla a che spartire – salvo ricordarsi di lodare, di tanto in tanto, il «progressismo» di questo o quel prelato per messaggi completamente alieni al magistero ecclesiastico. Da ieri è quindi tutto un fiorire di strumentalizzazioni, da parte della sinistra nostrana, della frase del Pontefice contenuta nel documentario diretto da Evgeny Afineevsky che ieri ha provocato un terremoto nel mondo cattolico: «Quella che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili» così che gli omosessuali siano «legalmente coperti».

Strana coincidenza

Frasi pesantissime, nonostante la sua dichiarazione arrivi in un contesto che non può in alcun modo essere considerato ex cathedra: si tratta cioè di un parere personale, al quale il cattolico non deve sentirsi in alcun modo vincolato. «Curioso» è, di certo, che queste dichiarazioni siano uscite – guarda che combinazione – sei giorni prima dell’esame del Ddl Zan sull’omotransfobia alla Camera, calendarizzato al 27 ottobre. Neanche a doverlo specificare, gli esponenti dell’esecutivo ci si sono buttati sopra come pescecani.

Il balletto della sinistra intorno alla frase del Papa

Il primo a esultare per l’assist – ancora è da stabilire se fosse inaspettato o meno – è stato Alessandro Zan, primo firmatario della legge contro l’omotransfobia : «Le parole di Bergoglio sulle unioni civili riconoscono il diritto delle persone lgbt alla vita familiare e aiutano il contrasto all’odio e alle discriminazioni. È compito del legislatore combattere questi fenomeni violenti: ora acceleriamo su legge contro omotransfobia». Gli fa eco una gongolante Cirinnà: «Dal Papa parole rivoluzionarie su unioni tra persone omosessuali. Importanti per credenti Lgbt, di ispirazione per i laici. Fratellanza, solidarietà ed eguaglianza attraversano i confini di culture e religioni».

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Interviene nel discorso anche Maria Elena Boschi che scomoda persino il Vangelo: «Quattro anni fa abbiamo portato a casa la legge sulle unioni civili. Ricordo le polemiche di una parte del mondo cattolico contro di noi, tra cui striscioni polemici del Family day: “Renzi ci ricorderemo”. Quattro anni dopo portiamo a casa il Family Act mentre Papa Francesco difende le leggi sulle unioni civili. Chissà che cosa si ricordano adesso quelli che allora contestavano. In ogni caso fare politica significa sempre difendere la laicità delle istituzioni. Come diceva il Vangelo di domenica scorsa? Date a Cesare quello che è di Cesare», dimenticandosi, sicuramente nella fretta, di finire la citazione: «e a Dio quel che è di Dio», si vede che le si stava scaricando il cellulare. Plauso scontato dalla solita Boldrini, «Belle le parole di Papa Francesco sulle unioni civili omosessuali. È il riconoscimento del diritto di ogni persona ad amare senza paura e senza essere bersaglio d’odio. Per questo è importante approvare subito la legge contro l’omotransfobia e la misoginia».

La polemica di Pillon

A questo florilegio di lodi sperticate ha voluto mettere un freno il senatore Pillon: «Trovo gravissimo che alcuni esponenti delle forze di maggioranza come Boschi, Cirinnà e Perantoni strumentalizzino le parole del papa per legittimare la assurda proposta legge Zan», denuncia. «Da sempre  il magistero della Chiesa insegna il rispetto e l’accoglienza per tutti, comprese evidentemente le persone con orientamento omosessuale, quindi Francesco non ha detto nulla di nuovo. Un conto però è portare rispetto, un altro conto è imporre il gender nelle scuole o vietare ogni dissenso all’utero in affitto, o elargire milioni di euro alle lobby Lgbt, come propongono di fare Zan e compagni».

«Tra l’altro papa Francesco in quel discorso parla del diritto dei figli omosessuali a restare a vivere coi loro genitori, ma di questo ovviamente nessuno dice nulla. Del resto la Chiesa Cattolica si è già chiaramente espressa contro la proposta di legge su omofobia, e ogni ulteriore tentativo di narrare posizioni differenti è del tutto strumentale e infondato», ha concluso conclude l’esponente della Lega.

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