La patologia causata dalla stress: “Favorisce la riattivazione del virus”

 

 

È ormai universalmente riconosciuto che esiste un legame profondo tra mente e corpo: la salute fisica non può prescindere da uno stato di benessere mentale. Ansie, preoccupazioni e tensioni emotive possono infatti incidere in modo diretto sul sistema immunitario, rendendolo più vulnerabile agli attacchi esterni.

Quando la mente è sovraccaricata da pensieri negativi e pressione quotidiana, l’organismo finisce per “somatizzare”, trasformando lo stress in disturbi fisici reali. Non a caso si dice che lo stress sia il “male del nostro tempo”. Le sue ripercussioni sul corpo sono molteplici: dall’insonnia ai disturbi gastrointestinali, dalle emicranie alle alterazioni della pressione arteriosa.

Ma vi è una patologia in particolare che, negli ultimi anni, si sta diffondendo sempre più e che può essere collegata proprio a una condizione psico-fisica compromessa da stress e ansia. Un disturbo che, pur non essendo di per sé grave, risulta estremamente fastidioso e incapacitante nelle sue manifestazioni.

 

Il celebre brocardo latino mens sana in corpore sano invita a coltivare una vita sana nel suo complesso: fisica ma anche mentale, emotiva, spirituale. Oggi sappiamo che questo principio vale anche al contrario: spesso è proprio una mente serena e in equilibrio a garantire la miglior protezione del corpo.

Quando lasciamo che lo stress prenda il sopravvento, permettiamo a virus latenti e agenti patogeni di riattivarsi, trovando terreno fertile in un organismo “distratto” e indebolito dalle tensioni. La patologia di cui stiamo per parlarvi viene spesso sottovalutata, ma è in realtà molto diffusa – soprattutto in estate – e può compromettere le attività quotidiane di chi ne soffre.

 

Molti pensano che aver contratto la varicella da bambini significhi esserne immuni per sempre. In realtà il virus responsabile, il Varicella-Zoster, può rimanere “dormiente” per anni nei gangli nervosi e riattivarsi improvvisamente in età adulta sotto forma di fuoco di Sant’Antonio (o herpes zoster).

Si tratta di una patologia caratterizzata da un’eruzione cutanea dolorosa che compare solitamente su un solo lato del corpo – in particolare busto, collo o volto – e che può durare dalle due alle tre settimane. Il termine “fuoco” rende bene l’idea del bruciore intenso e del dolore urente che accompagna le vescicole tipiche della patologia.

È una sorta di recidiva della varicella: secondo le statistiche, circa il 10% di chi ha avuto la malattia infantile sviluppa lo zoster nel corso della vita. Il contagio può avvenire tramite contatto diretto con le vesciche: è dunque bene evitare di esporsi se non si è immunizzati o se si è in condizioni di fragilità. I sintomi iniziali comprendono rossore, bolle piene di liquido, febbre, mal di testa, brividi, debolezza e prurito, ma il segno più distintivo resta il dolore nevralgico, che può persistere anche dopo la guarigione (nevralgia post-erpetica).

Le complicanze, seppur rare, sono da non sottovalutare, soprattutto quando l’eruzione interessa aree sensibili come orecchio, bocca o occhi: in questi casi possono verificarsi perdita dell’udito, problemi di equilibrio o danni permanenti alla vista. Alla base della riattivazione del virus c’è spesso un calo delle difese immunitarie legato a stress psico-fisico, uso di farmaci immunosoppressori o patologie come tumori e HIV.

La diagnosi è generalmente clinica, basata sull’aspetto dell’eruzione. Non esiste una cura risolutiva, ma antivirali, analgesici e antinfiammatori, se assunti precocemente, aiutano ad attenuare i sintomi e abbreviare l’evoluzione. Utile anche l’applicazione locale di gel a base di cloruro d’alluminio per seccare le vescicole.