La Chiesa apre ai vaccini: “Cellule di feti abortiti? Moralmente accettabile”


 

Il Covid-19, ormai lo sappiamo, obbliga a delle scelte.

Sembra essere il caso del Vaticano rispetto ai vaccini creati pure attraverso linee cellulari di feti abortiti. Un dettaglio vero a patto che esistano determinate condizioni.

La questione attiene alla bioetica ed è molto complessa. La premessa è che la Santa Sede è contraria all’aborto. Se non altro perché è la dottrina cristiano-cattolica a sbarrare la strada alle pratiche abortive. Durante questo pontificato, papa Francesco ha usato l’espressione “sicari” in associazione a chi opta per l’aborto. Tanto per essere chiari. La nota della Congregazione per la Dottrina della Fede affronta invece l’annoso tema della disponibilità universale dei vaccini. Jorge Mario Bergoglio vorrebbe che fossero garantiti all’umanità intera, anche alle periferie del mondo, dove l’accesso alle cure è meno banale.

L’ex Sant’Uffizio ha deciso di esprimersi sul tema. Questo avviene proprio mentre l’Europa si accinge a dare il via al piano di vaccinazione. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha detto qualche sì che potrebbe suonare come inaspettato: “Quando non sono disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili (ad esempio in Paesi dove non vengono messi a disposizione dei medici e dei pazienti vaccini senza problemi etici, o in cui la loro distribuzione è più difficile a causa di particolari condizioni di conservazione e trasporto, o quando si distribuiscono vari tipi di vaccino nello stesso Paese ma, da parte delle autorità sanitarie, non si permette ai cittadini la scelta del vaccino da farsi inoculare) – hanno fatto sapere dall’ex Sant’Uffizio – è moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”.

La ratio della riflessione è chiara: affinché l’utilizzo di quei vaccini sia fattibile, bisogna che non esistano altre soluzioni. Come viene specificato, però, devono esistere quelle condizioni precise senza cui la morale cristiana non fa sconti.

Stando a quanto si apprende dalla Lapresse, il Vaticano dichiara dunque possibile l’opzione dell’utilizzo di quella tipologia di vaccini a patto pure che linee cellulari utilizzate, nella fase della produzione o in quella della sperimentazione, non derivino da pratiche abortive volontarie. Non solo: non deve sussistere l’eventualità di alternative. Altrimenti c’è un niet. Una posizione che, nelle intenzioni della Congregazione per la Dottrina della Fede, che è presieduta dal cardinale e gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer, potrebbe consentire l’accesso allo strumento chiamato a risolvere la situazione pandemica a popoli che altrimenti avrebbero delle difficoltà in più per reperire i vaccini.

Tutto questo avviene mentre la scienza dibatte su come e quanto la cosiddetta “variante inglese” del nuovo coronavirus possa influire sull’efficacia delle vaccinazioni. C’è ottimismo, ma la novità rimane sul piano delle discussioni. Qualche consacrato, in specie nel contesto conservatore degli Stati Uniti, non era sembrato proprio concorde con la possibilità che i vaccini somministrati fossero stati creati mediante linee cellulari appartenenti a feti abortiti. Come spesso accade in materia di dottrina, però, il Vaticano ha messo la parola fine ad eventuali dispute dottrinali, circostanziando le occasioni in cui la somministrazione di un vaccino così concepito debba essere accettata sul piano morale.

Niente di così sconvolgente rispetto alla dottrina e rispetto ad altre posizioni simili che erano state diffuse in precedenza, ma qualcuno potrebbe comunque gridare allo scandalo.

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