Iran, impiccato un manifestante delle proteste anti-regime: era stato condannato a morte

Le autorità iraniane hanno eseguito la condanna a morte di Majid Adineh, manifestante arrestato dopo aver partecipato alle proteste di gennaio a Karaj, nella provincia di Alborz, contro il regime di Teheran. A dare notizia dell’esecuzione è stata Mizan, l’agenzia di stampa ufficiale della Magistratura iraniana.
La condanna a morte e le accuse
Secondo quanto riferito da Mizan, Adineh era stato riconosciuto colpevole di aver «guidato operazioni a favore di gruppi ostili, di Israele e degli Stati Uniti». Il Tribunale rivoluzionario di Karaj aveva emesso nei suoi confronti una condanna a morte, disponendo anche la confisca dei suoi beni.
La sentenza era stata successivamente impugnata, ma la Corte Suprema iraniana ha confermato la condanna, aprendo la strada all’esecuzione, avvenuta nella mattinata di oggi.
Le autorità di Teheran hanno giustificato il procedimento facendo riferimento ad attività considerate ostili alla sicurezza nazionale e agli interessi della Repubblica Islamica.
La denuncia di Iran Human Rights
Sulla vicenda è intervenuto anche Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore dell’organizzazione non governativa Iran Human Rights. Secondo l’attivista, Adineh sarebbe stato condannato al termine di un procedimento giudiziario che non avrebbe rispettato gli standard minimi di un giusto processo.
L’esecuzione si inserisce in un quadro più ampio di repressione nei confronti dei manifestanti e degli oppositori del governo iraniano. Amiry-Moghaddam ha sostenuto che, con la morte di Majid Adineh, sarebbero almeno 31 i manifestanti giustiziati dalla Repubblica Islamica dal 18 marzo 2026.
La repressione continua
La vicenda di Adineh riporta nuovamente l’attenzione internazionale sull’uso della pena di morte da parte delle autorità iraniane nei procedimenti legati alle proteste. Da una parte, Teheran sostiene che le condanne siano legate ad accuse di natura penale e alla tutela della sicurezza nazionale; dall’altra, le organizzazioni per i diritti umani denunciano processi privi di adeguate garanzie e un crescente ricorso alla pena capitale contro i manifestanti.
L’esecuzione di Majid Adineh rappresenta così un nuovo capitolo della dura risposta delle autorità iraniane al dissenso interno, mentre continuano le accuse delle organizzazioni internazionali e della società civile sulla gestione giudiziaria dei casi legati alle proteste.