Iran attacca una base Usa in Giordania. Colpite petroliere a Hormuz e in Egitto: Tajani esprime vicinanza

La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran sembra ormai definitivamente archiviata. Nelle ultime ore il Medio Oriente è tornato a vivere una delle fasi più delicate degli ultimi mesi, con un rapido susseguirsi di attacchi e controffensive che alimentano il timore di un allargamento del conflitto.
Teheran ha lanciato un attacco missilistico contro una base militare statunitense in Giordania e ha annunciato di aver colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz. In risposta, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha comunicato di aver condotto, insieme alle forze armate saudite, una serie di raid di precisione contro obiettivi riconducibili ai Pasdaran nell’Iraq orientale.
L’escalation arriva poche ore dopo l’incontro alla Casa Bianca tra il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha ribadito la volontà di impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari.
Missili iraniani contro una base Usa in Giordania
Il Centcom ha confermato che l’Iran ha lanciato diversi missili balistici contro una base americana situata in Giordania. L’attacco, avvenuto nella tarda serata di martedì secondo l’orario italiano, sarebbe stato completamente neutralizzato dalle difese aeree statunitensi.
Washington ha riferito che tutti i missili sono stati intercettati senza provocare vittime né danni alle strutture militari, mentre le forze americane restano in stato di massima allerta.
Anche l’esercito giordano ha dichiarato di aver abbattuto cinque missili diretti verso il proprio territorio, sottolineando la piena efficienza del sistema di difesa aerea del Regno.
Raid congiunti di Stati Uniti e Arabia Saudita
Parallelamente, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno condotto una serie di attacchi mirati contro basi e depositi di armi utilizzati da milizie filo-iraniane nell’Iraq orientale.
Secondo il Centcom, gli obiettivi colpiti erano infrastrutture logistiche impiegate dai gruppi sostenuti dai Pasdaran per organizzare attacchi contro personale militare statunitense e installazioni energetiche saudite.
Fonti delle Forze di Mobilitazione Popolare (Pmf), citate dall’agenzia Afp, riferiscono che almeno dieci miliziani sarebbero rimasti uccisi nei bombardamenti, con numerosi feriti. Il bilancio, tuttavia, potrebbe aggravarsi nelle prossime ore.
Teheran rivendica l’attacco alle petroliere
A rendere ancora più esplosivo il quadro è l’annuncio del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), che ha dichiarato di aver colpito tre petroliere in transito nello Stretto di Hormuz.
Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, le imbarcazioni avrebbero ignorato gli avvertimenti delle autorità iraniane proseguendo lungo una rotta ritenuta pericolosa. Dopo l’attacco, le navi sarebbero state costrette a interrompere la navigazione.
La notizia, al momento, non ha ricevuto conferme indipendenti, ma ha immediatamente alimentato le preoccupazioni sulla sicurezza della principale via marittima utilizzata per il trasporto del petrolio mondiale.
Il petrolio torna a correre
Le tensioni militari hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici.
Nelle contrattazioni asiatiche il petrolio Wti è salito di oltre il 3,7%, raggiungendo gli 82,22 dollari al barile, mentre il Brent ha superato gli 84 dollari con un rialzo superiore al 3%.
Gli operatori temono che eventuali nuove azioni militari nello Stretto di Hormuz possano compromettere il transito di una quota significativa delle esportazioni mondiali di greggio, con inevitabili ripercussioni sui prezzi e sulla stabilità dei mercati internazionali.
Colpita anche una petroliera nel porto egiziano di Damietta
Nel corso della giornata è arrivata anche la notizia di un attacco con drone nel porto egiziano di Damietta, sul Mediterraneo.
Secondo la società britannica di sicurezza marittima Ambrey, il velivolo senza pilota avrebbe colpito una petroliera di proprietà statunitense ormeggiata nello scalo, provocando un incendio che avrebbe coinvolto anche due navi destinate allo stoccaggio di gas. Le autorità egiziane stanno verificando l’entità dei danni.
Tajani: «Vicini ai Paesi del Golfo»
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso la solidarietà dell’Italia all’Arabia Saudita e agli altri Paesi del Golfo colpiti dagli attacchi attribuiti all’Iran.
Parlando alla Farnesina, Tajani ha auspicato una rapida soluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e ha invitato Teheran e Washington a proseguire il dialogo, ribadendo al tempo stesso la necessità che l’Iran rinunci definitivamente a qualsiasi programma finalizzato alla costruzione di un’arma nucleare.
Una crisi che torna a preoccupare il mondo
La nuova escalation rappresenta uno dei momenti più critici degli ultimi mesi nei rapporti tra Washington e Teheran. Lo scambio di attacchi, i raid in Iraq e gli episodi registrati nello Stretto di Hormuz riportano il Medio Oriente in una fase di forte instabilità, mentre la comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione al rischio che il conflitto possa estendersi ulteriormente, coinvolgendo nuovi attori regionali e mettendo sotto pressione la sicurezza energetica globale.