Il PD terrorizzato dai suoi stessi sondaggi: Giorgia Meloni è il peggior incubo dei Democratici


Si chiama Giorgia Meloni l’incubo del Partito democratico. Non solo in chiave nazionale (Fratelli d’Italia è il movimento che cresce di più nei sondaggi e oggi si attesta a terza forza del Paese), quanto soprattutto in chiave romana. Al Nazareno – riferiscono autorevoli dirigenti democratici – sono arrivati nelle scorse settimane i sondaggi su Roma. Rilevazioni estremamente positive, spiegano dal Pd, che non lasciano comunque tranquilli i Dem in vista delle elezioni amministrative in programma nella Capitale nella primavera del prossimo anno.

Se si votasse oggi – riferiscono diversi sondaggi in possesso del Pd – il centrosinistra vincerebbe al ballottaggio. Ma c’è un caso in cui, chiunque fosse il candidato scelto dai Dem, a imporsi sarebbe invece il centrodestra. È il caso in cui si candidasse a sindaco la leader di Fratelli d’Italia.

«Per fortuna però – spiega un importante dirigente del Pd – la Meloni non si candiderà. Sarebbe l’unica in grado di vincere…». I sondaggi, in questo senso, non farebbero altro che confermare quello che a sinistra (ma anche a destra…) si dice da tempo. Sia al Nazareno, sia negli altri ambienti della sinistra capitolina, infatti, da qualche mese si ragione sul candidato sindaco da schierare alle elezioni comunali del 2021, sulla necessaria discontinuità con il M5S e Virginia Raggi (che ieri ha ribadito la sua intenzione di ricandidarsi) e sul programma da costruire per proporre ai romani un’alternativa di governo valida. L’obiettivo è non ripetere gli errori fatti con Ignazio Marino. Per questo in casa Dem si spiega che prima del candidato sindaco vengono idee e squadra.

Ma alla fine un candidato andrà indicato. A sceglierlo saranno le primarie (da celebrarsi a cavallo tra la fine dell’anno e l’inizio del nuovo), sulle cui regole si comincerà a ragionare dopo l’estate. Sinora tutti i big sondati (David Sassoli, soprattutto, ma anche Dario Franceschini, Enrico Letta, Paolo Gentiloni e fuori dal Pd Carlo Calenda) sono indisponibili o hanno declinato l’invito a fare un passo in avanti perché impegnati già in altri prestigiosi incarichi. L’obiettivo è quindi quello di non trasformare le primarie in una conta interna con un numero esorbitante di candidati di profilo inferiore: in questo senso le regole saranno fondamentali. A meno che, di qui a novembre, qualcuno di quei big non cambi idea. Se ne comincerà a parlare comunque dopo l’election day del 20 e 21 settembre e i relativi ballottaggi. Non prima d’ottobre dunque.

Squadra e programmi a parte, il candidato comunque non andrà sbagliato. Gli ultimi nomi circolati sono quelli di Roberto Morassut e Monica Cirinnà (il cui profilo sarebbe molto ben visto da Goffredo Bettini). A proposito di donne, occhio alle «eterne candidate» Marianna Madia e Beatrice Lorenzin (entrambe ex ministre) e, soprattutto, a Michela Di Biase. Anche se al Nazareno si confida che il vero asso nella manica di Goffredo Bettini si chiami Nicola Zingaretti, che voci di palazzo indicavano in corsa per entrare al governo in un rimpasto autunnale che ora – dopo il rinnovo della fiducia al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, non dovrebbe più riguardarlo.

Possibile che il segretario Dem e governatore della Regione Lazio si candidi a sindaco? «Fantapolitica», spiegano tanti big democratici, anche se il gossip – seppur solo di questo si tratta – troverebbe diverse conferme agostante. Motivo? Semplice: Bettini riterrebbe importante portare a votare Lazio e Campidoglio nello stesso giorno. Il sistema elettorale regionale è infatti a turno unico e il centrosinistra trarrebbe grandi benefici dall’effetto-Roma, diventando molto più competitivo perché la massimizzazione dei consensi nella Capitale potrebbe compensare la probabile sconfitta nelle province. «Fantapolitica», ribadiscono anche su questo punto dal Nazareno.

Ma cosa farà invece il centrodestra? Non solo a destra, ma anche e sinistra si guarda con grande attenzione in casa FdI. Perché Giorgia Meloni – amata in città, popolare nel Paese, competente, coerente, in grado di rappresentare per l’elettorato una novità di rottura e freschezza, quasi di speranza, in Campidoglio – fa paura. Tanta. La sua sarebbe una candidatura fortissima e autorevolissima, all’altezza della sfida e del compito di guidare la Capitale. Nonostante lei – impegnata a costruire l’alternativa al governo Conte e a proseguire il lavoro politico che sta portando a FdI una crescita costante di consensi – abbia chiarito di aver già dato. E quindi molto difficilmente la vedremo candidata sindaco. Col Pd pronto a tirare un sospiro di sollievo e determinato a giocarsela magari contro una candidato civico che – viene spiegato da più fonti di centrodestra – non sarà affatto un agnello sacrificale. Anzi. Ma tutti i giochi si chiuderanno solo in inverno.

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