Il nuovo scivolone del “suocero” di Conte: non paga il prosecco

 

Dal genero, che manda avanti un Paese, potrebbe farsi insegnare almeno come si manda avanti un albergo. Eh sì, perché Cesare Paladino da una parte è il papà di Olivia Paladino, splendida compagna del premier Giuseppe Conte; ma nella vita privata è un imprenditore di lungo corso, padrone del Grand Hotel Plaza di Roma.

E in questa veste è caduto in più di un inciampo. Fino al più recente, e finora inedito: centinaia di bottiglie di ottimo prosecco, consegnate al suo albergo e mai pagate.

Un paio d’anni fa Paladino senior era stato indagato per peculato dalla Procura di Roma, che lo accusava di essersi intascato la tassa di soggiorno versata dai turisti che approdavano nel cinquestelle lusso di via del Corso. Poi era saltato fuori un debito con il fisco di quasi 36 milioni di euro: rateizzazione concessa, e Paladino che a un certo punto smette di pagare le rate. Si parla di grossi importi, buchi che non sono giustificabili con il trauma da Covid 19 del settore turistico, perché gli episodi sono tutti precedenti all’esplodere dell’epidemia.

E Paladino non può dare la colpa al lockdown neanche per la strana storia del prosecco sparito. Qui l’importo è decisamente minore, si parla di meno di cinquemila euro. Ma proprio questo rende ancora più curiosa la vicenda: come è possibile che un albergo di lusso, dove una suite per un fine settimana costa come lo stipendio di un metalmeccanico, non riesca a pagare qualche cassa di vino?

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Eppure la storia è documentata: nei racconti e nelle carte della vittima del first suocer. A rimanere gabbato è stato un imprenditore del nordest profondo, si chiama Sandro Bottega e ha una azienda – che si chiama come lui – di vini e di grappe a Godego di Sant’Urbano, seimila abitanti tra Conegliano e Vittorio Veneto. La Bottega è nata quarant’anni fa ed è cresciuta strada facendo, oggi è una spa che esporta in 130 paesi, ma non smette di cercare clienti anche in patria. E all’inizio del 2019 entra in contatto con il Plaza. Solite verifiche di solvibilità, salta fuori la storia delle tasse intascate, ma l’azienda sembra a posto. D’altronde come non fidarsi, quando Google ti racconta che la figlia (e socia) del padrone sta col capo del governo?

A primavera iniziano le forniture, che per legge Paladino dovrebbe pagare a sessanta giorni. Ma non paga nè a sessanta, nè a ottanta, nè a novanta. Da Godego di Sant’Urbano iniziano a preoccuparsi: «Abbiamo seguito la prassi – racconta Bottega – che utilizziamo in tutti i casi in cui il cliente non paga. Prima abbiamo segnalato garbatamente, poi abbiamo sollecitato per tre volte, infine abbiamo mandato una diffida facendo presente che se non saldavano le fatture avremmo dovuto adire le vie legali. Non è successo niente, per quasi un anno. Così il 30 settembre abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo dal tribunale di Treviso». Cosa risolta? Manco per niente: «Non siamo riusciti a notificare il decreto perché adesso l’albergo è chiuso e l’amministratore era sempre assente. Dovremo fare causa, e i soldi chissà quando li vedremo. L’ultima che abbiamo fatta è durata dieci anni».

Intanto, mentre al di là del Piave aspettano che suo padre saldi i debiti, Olivia Paladino viene immortalata in un video su Dagospia mentre si rifugia in un supermercato per scappare da una troupe. A salvarla arriva una scorta. La sua? O del fidanzato?

ilgiornale.it

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