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In Italia c’è un problema di carenza di personale sanitario. Se ne è accorta anche la sinistra, che adesso vuole risolvere il problema. Come? A modo suo, naturalmente. Cioè rivolgendosi agli immigrati. «Il Covid-19», scrive in una nota Erasmo Palazzotto di LeU, «ha messo in luce un’evidenza: mancano medici e mancano infermieri. Circa 9000 nelle sole terapie intensive. Non possiamo non pensare ai drammatici errori del passato: dai sanguinosi tagli alla sanità, alla religione del numero chiuso nelle università; dalla chiusura dei presidi territoriali, fino alla sbandierata “quota 100” che ha pensionato 7.225 dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale nel 2019. Senza rimpiazzarli». Dove vuole arrivare Palazzotto lo si capisce subito dopo: «Intanto in Italia circa 77.500 persone aventi cittadinanza straniera hanno qualifiche sanitarie: tra cui 22mila medici, 38mila infermieri. Secondo Asmi (Associazione medici stranieri in Italia) solo il 10% riesce ad accedere a posti di lavoro nella sanità pubblica, tutti gli altri lavorano in strutture private. Perché? Perché gli enti li escludono dai bandi, contravvenendo alle disposizioni del Decreto “Cura Italia” che determina il possesso del permesso di soggiorno come requisito sufficiente. Avviene in Lombardia, Piemonte, Lazio, Basilicata, Molise, Sicilia, Calabria. Nei mesi del lockdown abbiamo accolto come eroi medici albanesi e cubani arrivati in Italia per aiutarci. È ora di accogliere nel Sistema Sanitario Nazionale medici e infermieri che vivono in Italia da anni».

 

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