Il governo vuol dare il voto ai 16enni per aumentare i consensi

“Diamo il voto ai 16enni”. È l’ultima idea di Enrico Letta. L’ex premier, direttore della Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi e fondatore nel 2015 della Scuola di politiche (Sdp), in un’intervista a Repubblica chiede al governo di favorire la partecipazione politica dei giovani attraverso l’abbassamento del diritto di voto a 16 anni.

Secondo l’esponente dem basterebbe “una riforma costituzionale da fare in un anno. È urgente e con questa maggioranza si può fare”. Per Letta, abbassare l’età dell’elettorato attivo sarebbe “un modo per dire ai giovani” scesi in piazza durante il Friday for Future che “vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi”.

L’idea dell’ex premier non è originale. Si tratta infatti di una vecchia proposta di Beppe Grillo, che a inizio giugno aveva proposto di allargare il diritto di voto addirittura ai 14enni. Suggerimento da cui il Movimento 5 Stelle, insieme al Pd, aveva preso spunto per approvare in commissione Affari costituzionali della Camera una riforma dell’art. 58 della Costituzione al fine di abbassare l’età minima del diritto di voto per il Senato da 25 a 18 anni. Riforma che poi non si è concretizzata.

Per il voto ai 16enni, invece, potrebbe essere la volta buona. Tanto che nelle ultime ore l’hashtag #votoaisedicenni è entrato tra i trending topic di Twitter. Su Facebook, Luigi Di Maio accoglie così la richiesta di Letta: “È una proposta che portiamo avanti da sempre e che sosteniamo con forza. I giovani in Italia vengono definiti, a seconda del momento, choosy, viziati, ‘gretini'”, scrive il capo politico pentastellato. E aggiunge: “Per noi questi giovani vanno soprattutto rispettati, ascoltati e messi al centro della nostra politica. Sono una risorsa preziosa e sono il futuro di un’Italia che si informa, che partecipa e che deve essere valorizzata sempre di più. Se a 16 anni un giovane può lavorare e pagare le tasse, dovrebbe almeno avere il diritto anche di votare e scegliere chi decide della sua vita”.

Monti: “Il voto ai 16enni? Proposta demagogica”
Dunque, semaforo verde dai 5 Stelle. Più scettico il sindaco di Milano, Giuseppe Sala: “Potrebbe avere anche senso, ma bisogna valutare bene”, mentre arriva la bocciatura di Mario Monti: “Per una volta sono del parere opposto a quello di Letta. Il nostro è un Paese che gestisce le proprie politiche contro i giovani, non sono convinto che dando il voto ai sedicenni questo cambierebbe”, il commento del senatore a vita a “Circo Massimo”, su Radio Capital. Il “professore” ha bollato la proposta come “demagogica. Bisogna fare politiche youth-friendly più che dare loro il contentino del voto e continuare a fare politiche che li sfavoriscono”. Per Monti, la questione ecologico-ambientale è importante come quella “del debito. Per questo – ha ironizzato – serve inventarsi una Greta del debito pubblico. Bisognerebbe far ringiovanire e femminilizzare il professor Carlo Cottarelli”.

Se Monti chiude all’abbassamento dell’età per l’esercizio del diritto, ad aprire è Matteo Salvini. Il 27 settembre il leader della Lega, parlando con i giornalisti a Palazzo Lombardia, a Milano, aveva detto: “Viva i ragazzi che scendono in piazza, la Lega vorrebbe dargli anche il diritto di voto a 16 anni. Speriamo che qualche ministro non li prenda in giro”.

Il diritto all’elettorato attivo è regolato dalla Costituzione. L’art. 48 comma 1 dice che “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”. Fino al 1975, la maggiore età era fissata a 21 anni, poi scesa a 18 anni. Il voto ai 16enni è già previsto in alcuni Paesi come Austria, Scozia, Argentina e Brasile, oltre ad alcuni Länder tedeschi.

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