Una mutazione del coronavirus lo avrebbe reso più resistente alle principali misure di prevenzione. È l’allarme che arriva da uno studio di alcuni ricercatori statunitensi, che avrebbero rilevato una mutazione a partire dalla proteina spike.
I ricercatori, che lavorano nell’Università del Texas e in quella di Chicago, hanno analizzato oltre 5000 diverse sequenze genomiche, rilevando una significativa mutazione nel virus nel 99,9% dei nuovi casi.

Loading...

Secondo gli autori dello studio, la mutazione avrebbe reso possibile ora al virus aggirare gli ostacoli con cui si può fronteggiare il contagio.

Potrebbe essere in grado di resistere anche all’utilizzo di mascherine, alla disinfezione delle mani e al distanziamento di 1-2 metri. Rendendo quindi più difficile contenere il contagio ed avrebbe anche aumentato la carica virale dei pazienti contagiati ma non avrebbe alterato la sua mortalità.

David Morens, virologo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e diretto collaboratore di Anthony Fauci: «Se ci saranno conferme, tutto questo potrebbe avere implicazioni importanti sulla nostra capacità di controllare il virus». Le implicazioni riguarderebbero non solo le misure di prevenzioni, ma anche l’efficacia di un vaccino.

Non tutti gli esperti sono però convinti da quanto emerso dallo studio, sostenendo la necessità di una revisione definitiva e di nuovi studi sulle possibili mutazioni del virus.

 

Loading...