Il cardinal Sarah: “La Chiesa è diventata un covo di tenebre”

Il cardinal Robert Sarah è il prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina di sacramenti ma – di questi tempi – sta facendo discutere ambienti interni ed esterni al Vaticano soprattutto per i libri che sta scrivendo e diffondendo tra i fedeli.

Dopo “La forza del silenzio” e “Dio o niente” è arrivato il momento per il porporato africano, che è il vero leader spirituale del campo conservatore, di dare alle stampe e quindi di presentare “La sera si avvicina e già il giorno sta calando”, scritto, ancora una volta, con il giornalista Nicolas Diat. Ci sono alcuni temi ricorrenti in queste tre opere firmate dall’ecclesiastico vicino a Benedetto XVI: la crisi dell’Occidente, il ruolo che la Chiesa cattolica deve esercitare nell’epoca contemporanea e, soprattutto, la centralità di di Dio, che andrebbe riposizionato al centro e al vertice dell’esistenza umana, quale “strategia” – per usare un’espressione infelice – utile a evitare che un’intera civiltà assista inerme alla sua scomparsa. Stupisce, tra i virgolettati riportati in anteprima, quello secondo cui “la Chiesa” – che sarebbe dovuto essere un “luogo di luce” – sia diventata un “covo di tenebre”.

Ma il cardinale Robert Sarah, come deducibile dalle altre riflessioni riportate su La Fede Quotidiana, non è solito farsi trasportare dalle espressioni mediate. Quello che il porporato africano scrive somiglia davvero a un grido d’allarme e ricorda, in qualche modo, quella frase di Joseph Ratzinger secondo cui la Chiesa di Pietro sarebbe vicina, come una barca interessata da un naufragio, a ribaltarsi: “Scusatemi – quasi avverte l’ecclesiastico – se alcune delle mie parole vi infastidiscono”. E ancora: “Non voglio intorpidirvi con parole rassicuranti e ingannevoli. Non sto cercando il successo o la popolarità. Questo libro – continua – è il grido della mia anima! È un grido d’amore per Dio e per i miei fratelli. Vi do, cristiani, l’unica verità che salva. La Chiesa – ammonisce il cardinale – muore perché i pastori hanno paura di parlare con tutta la verità e la chiarezza. Abbiamo paura dei media, paura delle opinioni, paura dei nostri fratelli! Il buon pastore dà la vita per le sue pecore”.

Non è questa la prima volta che il cardinale richiama i suoi “colleghi”. Il prefetto della Santa Sede ne ha pure per la cosiddetta “crisi di credibilità” delle istituzioni ecclesiastiche, che nel pensiero di Sarah si intreccia inesorabilmente con un altro fenomeno, quello che viene definito “confusione dottrinale”: “I teologi – accusa l’alto ecclesiastico – si divertono a decostruire i dogmi, svuotando la morale del loro significato profondo. Il relativismo è la maschera di Giuda travestita da intellettuale. Come essere stupiti quando impariamo che così tanti preti rompono i loro impegni? Relativizza il significato del celibato, rivendichiamo il diritto di avere una vita privata, che è contraria alla missione del sacerdote”. In questo libro – potete starne certi – non troverete attacchi diretti a papa Francesco. Ci sarà, questo è abbastanza pronosticabile, una consueta critica alle battaglie proprie del modernismo. Ma il cardinale, in questi sei anni di pontificato di Bergoglio, ha già dimostrato di essere, anzitutto, un papista.

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