CHIARI (BRESCIA) – Una tragedia improvvisa e indecifrabile ha sconvolto la comunità di Chiari. Nella serata di lunedì, all’interno di un appartamento al terzo piano di via Tagliata, la trentanovenne Meleqe Lusha, inserviente presso l’Ospedale Civile di Brescia, è stata brutalmente assassinata. A compiere il delitto è stato il figlio ventunenne, Eduart Xhani, ex manovale recentemente impiegato come cameriere a Rovato. L’aggressione è avvenuta in un contesto apparentemente privo di pregressi segnali di disagio o conflittualità note, lasciando inquirenti e conoscenti nel più profondo sconcerto.
L’aggressione e la tragica scoperta
Secondo le prime ricostruzioni, il giovane ha impugnato un coltello da cucina scagliandosi contro la madre senza che vi fosse stato alcun litigio manifesto. La donna è stata raggiunta da oltre dieci fendenti, localizzati tra il viso e il petto, ed è stramazzata al suolo accanto alla camera da letto. Subito dopo il delitto, il ventunenne si è impossessato delle chiavi dell’auto di famiglia, un’Audi, per allontanarsi rapidamente dal luogo della tragedia.
Dieci ore di fuga prima della resa
Ha così avuto inizio una fuga notturna durata quasi dieci ore. Nonostante la patente gli fosse stata sospesa in passato per un’infrazione stradale, il ragazzo ha guidato nel buio attraversando i territori provinciali di Brescia e Cremona, indossando ancora gli abiti intrisi di sangue.
La corsa si è arrestata all’alba di martedì, intorno alle sette del mattino, davanti alla caserma dei carabinieri di Cremona. Presentatosi al piantone di guardia in evidente stato semi-confusionale, il giovane ha pronunciato la confessione: «Ho ucciso mia mamma. A casa nostra». I militari di Chiari, allertati immediatamente dai colleghi, sono entrati nell’appartamento trovando il corpo esanime della donna e la lama utilizzata per l’aggressione.
Il giallo del movente
L’indagato è stato sottoposto a un formale interrogatorio da parte del sostituto procuratore di Brescia, Laura Matrone. Nel corso del colloquio, Eduart Xhani ha confermato le proprie responsabilità per l’omicidio volontario aggravato, ma non è stato in grado di fornire alcuna spiegazione sul movente o sull’impulso che lo ha spinto a compiere l’atto.
I familiari e gli amici descrivono il ventunenne come un ragazzo estremamente riservato, tranquillo e privo di precedenti penali. Al momento, il giovane si trova recluso presso la struttura carceraria di Canton Mombello a Brescia, a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida del fermo, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire il contesto psicologico in cui è maturato il delitto.