Governo Meloni, nuovo record: “Mai successo prima”

C’è un traguardo  che non è mai stato raggiunto prima.

Si tratta di un record, riguardante il  governo guidato dalla premier Meloni.

Ed è destinato ancora di più a crescere, attirando l’attenzione di milioni di italiani.

La  questione  è finita sotto gli occhi  della stampa,   facendo  discutere, generando reazioni e commenti.

Un record, quello  del governo Meloni,  peraltro mai successo prima,  per cui la curiosità, sin da quando  la notizia è stata data,  è divenuta elevatissima.

E’ proprio di questo record  che si sta occupando la stampa e se riguarda la premier,  è inevitabile che generi commenti, reazioni, considerazioni, dividendo la pubblica opinione.

La questione, dati e numeri alla mano, non poteva passare inosservata, finendo con l’occupare le pagine dei più autorevoli siti e quotidiani nazionali.

Quando la premier ha celebrato a Bari la longevità del governo, durato 1.421 giorni, il tema dei conti pubblici è rimasto sullo sfondo. Eppure, nel novembre 2024 il debito italiano aveva già oltrepassato i 3.000 miliardi. Il dato si inserisce in una crescita iniziata nel settembre 2022, quando ammontava a 2.741 miliardi.  Le proiezioni per settembre 2027, alla scadenza della legislatura, indicano un debito di 3.330 miliardi. Rispetto al 2022 significa un incremento di 589 miliardi, pari al 21%. Se le stime saranno confermate, la crescita equivarrà a quasi 180 milioni di nuovo debito ogni giorno.

Una dinamica particolarmente rilevante nel periodo considerato. Il problema però non riguarda soltanto la dimensione del debito, ma anche la sua sostenibilità e la destinazione delle risorse. Nel 2022 gli interessi sul debito sono costati 83 miliardi; per il 2027 la previsione sale a 100 miliardi. L’aumento del costo del debito restringe così gli spazi per le future manovre di bilancio pubbliche. Un secondo aspetto riguarda la qualità della spesa. L’articolo sostiene che il debito può essere sostenibile quando finanzia investimenti capaci di sostenere la crescita futura. Secondo questa lettura, invece, una parte consistente delle risorse sarebbe stata indirizzata verso bonus e riduzioni fiscali, mentre agli investimenti produttivi sarebbe rimasto uno spazio limitato, ma non irrilevante. Nella fase finale della legislatura, inoltre, l’Italia ha chiesto alla Commissione europea di utilizzare la clausola nazionale di flessibilità per energia e difesa. La richiesta vale 36 miliardi di debito: 14 miliardi per l’energia e 22 per la difesa. Nel frattempo, il quadro descritto nell’articolo riporta un confronto tra crescita del debito, interessi.