GIULIA TRAMONTANO, TROVATE LE IMPRONTE DIGITALI NELL’APPARTAMENTO A SENAGO

 

Ha sconvolto l’Italia intera il femminicidio della 29enne campana Giulia Tramontano, la consulente immobiliare, residente a Senago, nell’hinterland milanese , incinta di sette mesi, la cui vita è stata stroncata, lo scorso 27 maggio,dal compagno e convivente Alessandro Impagnatiello, in cella con le accuse di omicidio aggravato, soppressione di cadavere e procurato aborto.

Giulia è solo una delle tante donne cui  è stata tolta la vita da chi avrebbe dovuto amarle e proteggerle. Parliamo di una mattanza che non accenna a diminuire, nonostante  si propongono studi, ricerche e risposte ad un problema che continua ad essere enorme, immenso e irrisolto. A parlare sono i dati: 120 sono le donne che nel 2022 hanno perso la vita per femminicidio.

Da anni e anni, si ribadisce l’importanza di una vera effettiva educazione ai sentimenti, alla parità tra sessi, che parta dai bambini in età prescolare, perché dopo sappiamo è troppo tardi, i modelli culturali sono già introiettati ed è difficile sradicarli.

Occorrono, con un urgenza, dei cambiamenti, con  politiche sociali, economiche, culturali che non discriminino le donne, attuando  una vera parità. Finché questo non si verificherà, purtroppo, il numero delle donne fatte fuori per mano di un uomo sarà destinato ad aumentare  drasticamente.

Intanto le indagini proseguono e nell’appattamento di Senago, dove Giulia è stata  accoltellata dal compagno, sono state trovate impronte digitali.

Oggi, giovedì 15 giugno, alle 9, nella sede della sezione “Indagini telematiche” dei carabinieri di Milano , alla presenza sia dell’ avvocato difensore di Impagnatiello, che di quello dei familiari della29 enne, è iniziato  l’esame dei pc trovati nell’appartamento di via Novella, quello in cui Giulia Tramontano, 29enne originaria di Sant’Antimo, conviveva con Alessandro Impagnatiello, suo compagno, barman 30enne nei locali di lusso milanesi.

E’ stato l’uomo, stressato dalla duplice relazione che portava avanti da più di un anno, a togliere la vita a Giulia con 37 fendenti, per poi tentare di bruciarla per ben due volte, prima di buttarla in un’intercapedine. Lei, in grembo, portava suo figlio Thiago,  da ben 7 mesi. Nella casa dell’orrore,  sono stati sequestrati tre pc e un tablet.

Le indagini telematiche puntano a ricercare nuovi indizi per far luce sul femminicidio,  ricostruendo tutte le ricerche fatte online dal reo confesso Impagnatiello, come quelle sul veleno per topi. Nell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano e della Compagnia di Rho e coordinata dall’aggiunto Letizia Mannella e dal pm Alessia Menegazzo, quello delle impronte digitali è un passaggio molto importante, dal quale potrebbero emergere ulteriori importanti elementi.

Per ricostruire ciò che è accaduto prima dell’omicidio, per verificare se è stato premeditato, occorre analizzare i dispositivi, a caccia  di messaggi e altre ricerche on line condotte da Impagnatiello. Occorre anche capire cosa è accaduto dopo il delitto, cioè se qualcuno possa aver aiutato Impagnatiello nella fase dell’occultamento del corpo. Gli accertamenti scientifici, affidati anche ai Ris,  dovranno capire di chi sono le impronte isolate nell’appartamento  di via Novella, e quelle isolate e su plastica e cellophan, usati per coprire il corpo senza vita di Giulia. .Occorrerà capire se il coltello con  lama da 6 centimetri è stato effettivamente utilizzato per colpire Giulia.

L’autopsia  dovrà chiarire se alla 29enne siano state fatte assumere sostanze, come il veleno per topi trovato nello zaino del fidanzato, che potrebbe aver causato danni al feto. Si continua a cercare il cellulare di Giulia, mentre gli investigatori stanno visionando le  telecamere (decine) per ricostruire tutti i movimenti del 30enne prima e dopo il femminicidio. Ricordiamo che Impagnatiello ha detto di aver buttato il cellulare della fidanzata in un tombino ma lì non è stato trovato nulla.