Giorgia Meloni infuriata con l’Istat dopo i numeri sul deficit: ipotesi dimissioni in caso di bocciatura della nuova legge elettorale
La conferma del deficit italiano al 3,1% del Pil riapre il confronto sui conti pubblici e complica i piani del governo. La revisione dei dati economici diffusa dall’Istat il 22 settembre ha lasciato invariato il rapporto tra indebitamento netto e Pil rispetto alla stima di aprile, mentre ha rivisto al rialzo la crescita dell’economia italiana nel 2025 allo 0,6%.
Il dato sul disavanzo mantiene quindi l’Italia sopra la soglia del 3% prevista dalle regole europee e rende più difficile l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo. Secondo le ricostruzioni pubblicate in questi giorni, la questione sta alimentando tensioni politiche e interrogativi sui margini di manovra dell’esecutivo.
Il dato Istat sul deficit
I numeri ufficiali raccontano un indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche pari al 3,1% del Pil nel 2025, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024. L’Istat ha inoltre certificato un saldo primario positivo dello 0,8% del Pil, contro lo 0,5% dell’anno precedente.
La revisione ha interessato anche il valore del prodotto interno lordo: il Pil 2025 è stato portato a 2.265 miliardi di euro, con un incremento di quasi 7 miliardi rispetto alla precedente stima, mentre la crescita in volume è stata fissata allo 0,6%.
Proprio la conferma del 3,1% rappresenta però il dato più rilevante sul piano europeo. Con il disavanzo ancora sopra il 3%, l’Italia rimane infatti all’interno della procedura per deficit eccessivo.
Il confronto tra Palazzo Chigi e Istat
La pubblicazione dei nuovi numeri ha alimentato un confronto politico sul lavoro dell’Istat e sulle precedenti previsioni economiche.
Secondo una ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera e ripresa da altri organi di stampa, Giorgia Meloni avrebbe contestato la lettura dei dati, arrivando a sostenere che vi siano soggetti interessati a danneggiare il governo.
La premier avrebbe inoltre criticato le precedenti stime dell’istituto statistico, sostenendo che negli ultimi anni le previsioni sarebbero state ripetutamente corrette.
Si tratta di valutazioni attribuite alla presidente del Consiglio nel quadro della polemica politica. Istat, interpellato sulle dichiarazioni, non ha replicato pubblicamente secondo quanto riferito da ANSA.
Dove nasce lo scostamento sui conti
Uno degli elementi al centro della discussione riguarda le revisioni delle componenti di spesa.
Secondo la ricostruzione del Foglio, citata nel dibattito politico, lo scostamento complessivo rispetto allo scenario che avrebbe consentito di portare il deficit sotto il 3% sarebbe nell’ordine degli 11 miliardi di euro.
Il quadro ufficiale dell’Istat, tuttavia, mostra che la revisione di settembre ha prodotto un peggioramento dell’indebitamento netto di circa 350 milioni di euro in valore assoluto rispetto alla precedente stima. L’istituto spiega che le maggiori entrate sono state più che compensate da maggiori uscite, tra cui circa 2,5 miliardi di investimenti infrastrutturali.
Il riferimento agli 11 miliardi riguarda quindi una ricostruzione più ampia delle diverse revisioni e delle spese considerate nel confronto politico, e non una singola correzione effettuata da Istat a settembre.
Il peso del Superbonus
Nel dibattito sui conti pubblici torna anche il tema del Superbonus, misura che negli ultimi anni ha avuto un impatto significativo sulla finanza pubblica.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha recentemente richiamato l’entità delle risorse che lo Stato deve contabilizzare e pagare in relazione ai crediti maturati negli anni precedenti. Per il 2025 ha indicato circa 40 miliardi di euro di rate di cassa legate al Superbonus, dopo i 18 miliardi del 2023 e i 39 miliardi del 2024.
Il tema è quindi destinato a rimanere centrale anche nella discussione sulla prossima legge di bilancio, soprattutto per gli effetti che le spese pregresse possono avere sui margini finanziari dell’esecutivo.
La procedura europea
La conferma del deficit al 3,1% ha conseguenze anche sul rapporto tra Roma e Bruxelles.
L’Italia avrebbe puntato a uscire anticipatamente dalla procedura per disavanzo eccessivo, ma il dato definitivo superiore alla soglia del 3% rende necessario rinviare l’obiettivo.
Il ministro Giorgetti ha espresso «rammarico» per il mancato rientro sotto la soglia, indicando il 2027 come nuovo orizzonte per l’uscita dalla procedura.
Il governo deve quindi affrontare la prossima fase della programmazione economica con margini più contenuti e tenendo conto dei vincoli europei.
La manovra e il nodo delle risorse
Il dato sul deficit arriva in un momento particolarmente delicato per l’esecutivo, chiamato a costruire la prossima legge di bilancio in un contesto caratterizzato da risorse limitate e da diversi impegni di spesa.
La conferma del 3,1% non significa che i conti pubblici siano fuori controllo: rispetto al 2024 il disavanzo è infatti sceso dal 3,4% al 3,1% e il saldo primario è migliorato. Ma il mancato rientro sotto la soglia europea del 3% restringe lo spazio politico e finanziario disponibile per nuove misure.
Il governo deve inoltre tenere conto delle prospettive europee e dell’andamento del debito, oltre che degli effetti delle spese già programmate.
Sullo sfondo la riforma elettorale
La vicenda dei conti pubblici si intreccia anche con il calendario politico.
Alla Camera è infatti in corso l’ultimo passaggio della riforma della legge elettorale, dopo l’approvazione del testo da parte del Senato. Il governo ha preannunciato il ricorso alla fiducia e l’obiettivo è arrivare all’approvazione definitiva nelle prossime settimane.
Il dibattito sulla riforma si inserisce in un quadro politico nel quale maggioranza e opposizioni si confrontano anche sulle prospettive della legislatura.
Le ipotesi relative a eventuali elezioni anticipate appartengono però al terreno delle valutazioni politiche e non costituiscono una conseguenza automatica della revisione dei conti.
Un passaggio delicato per il governo
La conferma del deficit al 3,1% mette dunque insieme diversi dossier: finanza pubblica, Superbonus, rapporti con Bruxelles, legge di bilancio e confronto politico sulla riforma elettorale.
Sul piano strettamente economico, il dato Istat certifica un miglioramento rispetto al 2024, ma non sufficiente a riportare il disavanzo sotto la soglia europea.
Sul piano politico, invece, la revisione dei numeri ha riacceso il confronto sulle responsabilità delle precedenti stime e sui margini di manovra dell’esecutivo.
La prossima legge di bilancio sarà quindi uno dei passaggi decisivi per verificare come il governo riuscirà a conciliare gli obiettivi di riduzione del deficit, gli impegni già assunti e le nuove richieste di spesa, mantenendo al tempo stesso il confronto con le istituzioni europee.