L’egiziano H.A. è stato espulso dall’Italia in esecuzione di un provvedimento emesso dal prefetto di Reggio Calabria.

Il 43enne era residente a Milano e viveva per lo più a Milano da più di 20 anni. A rendere nota la decisione è stato il Viminale, che riferisce anche della scarcerazione dell’uomo avvenuta lo scorso 25 marzo, dopo aver trascorso in reclusione quasi cinque anni presso la Casa Circondariale di Catanzaro.

Era stato sottoposto a un provvedimento di restrizione delle libertà personali per reati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. A questo si è aggiunto un procedimento aperto nei suoi confronti per la scomparsa di una cittadina italiana, sua ex compagna nonché madre di sua figlia. L’espulsione nei suoi confronti, però, è frutto di una dichiarazione che l’uomo avrebbe fatto in carcere confidandosi con un altro detenuto, al quale avrebbe rivelato i suoi piani criminali e terroristici per il futuro. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha spiegato dov’è nata la necessità di procedere con l’espulsione dell’egiziano dal territorio italiano: “Nel periodo di detenzione si è evidenziato per comportamenti violenti e manipolatori, nonchè per aver confidato a un altro detenuto di approvare l’attentato compiuto dal tunisino Anis Amri ai mercatini di Natale di Berlino nel 2016 e di essere intenzionato a compiere un’azione terroristica analoga in Italia”.

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Con l’esecuzione del provvedimento nei confronti di H.A. sono in tutto 505 le espulsioni e gli allontanamenti di cittadini stranieri non graditi dal nostro Paese, compiuti per motivi di sicurezza nazionale. Di questi, 44 sono stati eseguiti nel 2020. Ma è stato il 2018 l’anno che ha visto il maggior numero di espulsioni, 126. L’attenzione nel Paese è ancora più elevata in queste settimane dopo i fatti di Nizza e di Vienna, soprattutto perché l’attentatore che ha agito in Francia è stato accertato che sia arrivato in Italia, a Lampedusa, con uno dei tantissimi sbarchi di settembre. Ha poi effettuato la quarantena su una delle navi disposte dal governo prima di essere trasferito a Bari. Lì gli era stato consegnato il foglio di via dal Paese e così l’attentatore è potuto arrivare in Francia, dove poi ha ucciso tre persone

Ora la Francia chiede maggiori responsabilità all’Italia e il sindaco di Nizzza, città che ha subito l’attacco brutale, ha addirittura invocato la sospensione del Trattato di Shengen e rilasciato dichiarazioni molto forti contro il nostro Paese: “Nizza non è stata colpita in quanto Nizza, ma per la sua vicinanza con il confine con l’Italia”.

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