“Espulsione!”. “Li combattiamo con i fucil*”. Schlein, imbarazzo nel PD
Una frase pronunciata durante una trasmissione radiofonica ha acceso un duro scontro politico, finendo per coinvolgere i vertici del Partito Democratico. Al centro della vicenda c’è Lorenzo Pacini, assessore del Municipio 1 di Milano ed esponente dem, che durante un intervento a La Zanzara su Radio 24 ha evocato l’uso dei “fucili” parlando della lotta al fascismo.
Le dichiarazioni hanno provocato l’immediata reazione del centrodestra, che ha chiesto alla segretaria del Pd, Elly Schlein, una presa di distanza netta e l’adozione di eventuali provvedimenti nei confronti dell’amministratore milanese.
La frase che ha scatenato le polemiche
Nel corso del programma radiofonico, Pacini ha dichiarato: «I fascisti li combattiamo alle urne e poi, se servirà, coi fucili».
Successivamente ha precisato che, finché esiste una democrazia funzionante, il confronto deve avvenire attraverso gli strumenti della partecipazione politica e del voto, aggiungendo però un riferimento a scenari diversi qualora le istituzioni democratiche dovessero venir meno. Un richiamo che l’assessore ha collegato alla storia della Resistenza, ma che ha rapidamente alimentato il dibattito politico per il riferimento alle armi.
La precisazione di Pacini
Dopo le prime reazioni, Pacini è tornato sull’argomento attraverso i social, spiegando il senso delle sue parole.
Secondo l’assessore, il suo intervento intendeva ribadire che la destra debba essere contrastata esclusivamente con gli strumenti democratici, cioè attraverso il confronto politico, il voto e la partecipazione civica. Il riferimento ai “fucili”, ha sostenuto, riguardava esclusivamente l’ipotesi estrema di un eventuale venir meno dell’ordine democratico, richiamando il contesto storico della lotta di Liberazione.
La precisazione, tuttavia, non è bastata a spegnere le polemiche. Pacini ha inoltre respinto le richieste di dimissioni o di espulsione, accusando il centrodestra di strumentalizzare le sue dichiarazioni.
La presa di posizione di Elly Schlein
La segretaria del Partito Democratico è intervenuta sulla vicenda durante la trasmissione In Onda su La7.
«È un linguaggio che non ci appartiene e non ci deve appartenere. Non evocherei mai i fucili», ha dichiarato Schlein, prendendo pubblicamente le distanze dalle parole pronunciate dall’assessore milanese.
La leader dem ha quindi definito sbagliate le espressioni utilizzate da Pacini, senza però annunciare, almeno per il momento, provvedimenti disciplinari nei suoi confronti.
Il confronto con il caso Vannacci
La vicenda si è intrecciata con un’altra recente polemica sul linguaggio politico.
Nei giorni scorsi Schlein aveva chiesto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di prendere le distanze da un video realizzato con l’intelligenza artificiale e rilanciato da Roberto Vannacci, nel quale alcuni esponenti dell’opposizione venivano rappresentati in una scena violenta.
Meloni aveva condannato il contenuto del video, ribadendo che il confronto politico deve svolgersi attraverso il consenso democratico e non mediante immagini o messaggi intimidatori, chiedendo al tempo stesso al Partito Democratico di adottare la stessa fermezza nei confronti delle dichiarazioni di Pacini.
Il centrodestra chiede l’espulsione
Tra le reazioni più dure figura quella del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), che ha invitato Schlein a espellere Pacini dal Partito Democratico.
Secondo Rampelli, il richiamo alle armi non può trovare spazio nel confronto tra forze democratiche e richiede una risposta politica concreta, oltre alla semplice presa di distanza.
Dal canto suo, Pacini ha ribadito di non aver mai inteso rivolgere minacce nei confronti dell’attuale maggioranza e ha difeso il significato storico delle proprie dichiarazioni.
Il dibattito sul linguaggio della politica
Al di là delle conseguenze per il singolo amministratore, la vicenda riporta al centro una questione più ampia: quella della responsabilità nel linguaggio utilizzato da chi ricopre incarichi pubblici.
Il confronto politico, anche quando è particolarmente acceso, si fonda sul dibattito democratico, sul voto e sul rispetto delle istituzioni. Per questo motivo, espressioni che evocano la violenza continuano a suscitare un acceso dibattito, indipendentemente dall’appartenenza politica di chi le pronuncia.
Resta ora da capire se la presa di distanza espressa da Elly Schlein rappresenterà l’ultimo capitolo della vicenda oppure se il Partito Democratico deciderà di assumere ulteriori iniziative sul piano politico e organizzativo.