El Niño spaventa il mondo, allarme Onu: “Siamo in pericolo, il pianeta in acque inesplorate”

L’Organizzazione meteorologica mondiale prevede un picco degli effetti tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Il fenomeno rischia di intensificare gli eventi estremi globali, mentre l’agricoltura italiana conta già oltre due miliardi di euro di danni.
Il pianeta rischia di entrare in una «zona di pericolo» mai esplorata prima. L’allarme arriva dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo), che segnala il costante aumento delle temperature nel Pacifico equatoriale centro-orientale. Secondo le stime dei centri specializzati, le probabilità che il fenomeno di El Niño si sviluppi pienamente sono ormai «eccezionalmente alte, prossime al 100%».
L’impatto complessivo potrebbe rivelarsi senza precedenti. Il picco degli effetti è atteso entro la fine del 2026, con ripercussioni che si protrarranno almeno fino al mese di febbraio 2027. A rimarcare la gravità del momento è intervenuto anche il Segretario Generale dell’Onu, António Guterres, con un monito diretto: «El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche. Il pianeta si trova in acque inesplorate e quelle acque si stanno riscaldando».
Che cos’è El Niño e perché preoccupa gli esperti
El Niño è una fase naturale del sistema climatico terrestre, caratterizzata da un riscaldamento anomalo e ciclico delle acque superficiali del Pacifico tropicale, con una cadenza che varia generalmente tra i due e i sette anni. Alterando la circolazione atmosferica su scala globale, il fenomeno scombussola gli equilibri meteorologici: in alcune regioni provoca piogge alluvionali ed eccezionali, mentre in altre determina lunghi periodi di grave siccità e temperature estreme.
Gli esperti precisano che non è possibile attribuire automaticamente ogni singolo evento meteorologico a El Niño. L’impatto reale dipende infatti dal periodo dell’anno, dalla posizione geografica e dall’interazione con gli altri oceani, in particolare l’Atlantico e l’Indiano. Ciononostante, il consolidamento di un episodio particolarmente intenso aumenta drasticamente il rischio globale di ondate di calore, inondazioni e siccità prolungate, mettendo a dura prova le riserve idriche, gli ecosistemi e la produzione agricola mondiale.
Lo scenario in Europa e in Italia
Se nelle regioni tropicali l’effetto di El Niño è diretto e immediato, in Europa e nel bacino del Mediterraneo il legame appare più complesso e sfumato. Non è possibile associare con certezza un singolo episodio siccitoso o un’ondata di calore continentale al Pacifico. Ciononostante, il fenomeno si inserisce in un contesto europeo già segnato da un forte riscaldamento di fondo.
L’Italia continua infatti a fare i conti con temperature ben al di sopra della media, con picchi che in diverse aree raggiungono i 37 gradi e un quadro meteo che si preannuncia stabile almeno fino al 9 settembre.
Agricoltura in ginocchio: in Italia danni per oltre 2 miliardi
A pagare il prezzo più alto di questa stasi calda è il settore primario. Secondo le stime diffuse dalla Cia-Agricoltori Italiani, l’impatto del caldo e della siccità ha già superato i 2 miliardi di euro di danni, tra cali netti delle rese, perdite di prodotto e condizioni di lavoro sempre più gravose nei campi.
Dalla Confederazione si leva quindi la richiesta di un cambio di passo strutturale: «Non è più sufficiente intervenire ogni volta sull’emergenza o limitarsi a misure in gran parte nazionali o regionali. Serve una strategia europea vera e propria, più lungimirante».
La sovrapposizione tra un ciclo naturale intenso come El Niño e il trend globale del riscaldamento antropico rappresenta, secondo la comunità scientifica, un mix critico che richiederà massima attenzione e risposte coordinate a livello internazionale nei prossimi mesi.