Ecco il farmaco che si respira La nuova arma contro il Covid

Ecco il farmaco che si respira La nuova arma contro il Covid

12 Febbraio 2021 Off Di Admin

 

Israele è forse il Paese che, più di tutti nel mondo, sta dando l’esempio di come si può sconfiggere il Covid-19 in tempi rapidi e veloci perché è quello che finora ha somministrato più vaccini in proporzione alla popolazione rendendolo un laboratorio a cielo aperto: l’83% degli ultrasessantenni è già stato vaccinato almeno con la prima dose con un picco del 93% tra i settantenni.

Da questa settimana, poi, il vaccino è disponibile dai 35 anni in su oltre che agli adolescenti tra i 16 e i 18 anni. Ed è sempre Israele che è balzato agli onori delle cronache per un’altra ragione: è lì che si sta sperimentando un nuovo farmaco contro il Coronavirus che sarebbe efficace nel 96% dei casi trattati.

La nuova sperimentazione

Il nuovo trattamento, in fase di sviluppo presso l’ospedale Ichilov Medical Center di Tel Aviv, ha completato con successo gli studi di fase 1 aiutando pazienti moderati a gravi con Covid-19 a riprendersi rapidamente dalla malattia. I ricercatori affermano che questa nuova medicina modera la risposta immunitaria ed aiuta a prevenire la tempesta mortale di citochine: 29 dei 30 pazienti trattati in questa maniera hanno lasciato l’ospedale entro 3-5 giorni come riportato dal Times of Israel. Il numero è ancora piccolo ma senz’altro molto significativo: in pratica l’effetto “prodigioso” è stato osservato in quasi tutti i malati: tutti e 30 si sono ripresi e 29 di loro in modo molto rapido. ”È un enorme passo in avanti“, affermano entusiasti dall’ospedale Ichilov.

Come funziona il farmaco

Il nome tecnico è EXO-CD24 ed il suo ideatore, il Prof. Nadir Arber, ha spiegato che il farmaco è “efficace e poco costoso“: il ruolo principale è quello di combattere la famosa “tempesta di citochine” (di cui ci siamo appena occupati con questo Focus), una reazione immunitaria potenzialmente letale all’infezione da Coronavirus che si ritiene sia responsabile di gran parte dei decessi associati alla malattia. La cosa particolare è che si tratta anche di un farmaco inalatorio, viene cioè somministrato direttamente nel lume delle vie aeree, ottenendo un livello di concentrazioni consistenti e riducendone al minimo gli effetti collaterali. “Il farmaco si basa sugli esosomi (vescicole) che vengono rilasciati dalla membrana cellulare e utilizzati per la comunicazione intercellulare. Arricchiamo gli esosomi con proteine ​​24CD. Questa proteina è espressa sulla superficie della cellula e ha un ruolo noto e importante nella regolazione del sistema immunitario“, ha spiegato il dottor Shiran Shapira, direttore del laboratorio del Prof. Nadir Arber, che ha ricercato la proteina CD24 per oltre due decenni. “La preparazione viene somministrata per inalazione, una volta al giorno, solo per pochi minuti, per cinque giorni“, ha aggiunto sul quotidiano Israel21c.

“Sopprimere l’eccessiva infiammazione”

“EXO-CD24 è un farmaco a base di esosomi: tecnicamente viene definito come ‘extracellular vesicle’ (ev) drug. Gli esosomi esistono in natura nel nostro organismo e sono piccole sfere – nanosfere con diametro inferiore a 150 nm – deputate al trasporto di sostanze di vario tipo tra una cellula da cui hanno avuto origine ad un’altra cellula, anche lontana, alla quale hanno il compito di “recapitare” il contenuto loro affidato”, spiega in esclusiva per ilgiornale.it Renato Bernardini, Professore ordinario di Farmacologia all’Università di Catania e membro del Consiglio Superiore di Sanità. Grazie alla tecnologia, il professore ci dice che oggi è possibile isolare gli esosomi in laboratorio per manipolarli opportunamente, caricarli con la sostanza voluta e rimetterli a “viaggiare” nell’organismo. “Nei laboratori dell’Ichilov hospital di Tel Aviv, gli esosomi sono stati ‘caricati’ ed ‘arricchiti’ con una particolare proteina, conosciuta come cd24, espressa da molte cellule del sistema immunitario, di cui media numerose funzioni. L’idea è quella di somministrare la cd24 veicolata dagli esosomi per raggiungere in modo mirato alcune cellule e sopprimerne l’eccessiva attività pro-infiammatoria in corso di un’infezione da Sars-Cov-2”, aggiunge Bernardini.

 

Il Dr. Nadir Arber nel suo laboratorio dove è stato sviluppato il nuovo farmaco anti-Covid

 

È il primo vero farmaco anti-Covid?

Se fossero confermati i primi risultati, si tratterebbe davvero del primo farmaco anti-Covid? Il prof. predica calma e non si lascia prendere da facili entusiasmi. “Certamente non è il primo farmaco anti-Covid. Non si sa se i primi risultati, ottenuti su un numero esiguo e quindi non significativo di pazienti, potranno essere confermati. Occorre pertanto che vengano completate tutte le fasi della sperimentazione clinica prima di poter esprimere una valutazione, al momento non è possibile farlo e bisognerà quindi pazientare qualche tempo. Penso comunque che la ricerca su EXO-CD24 abbia un razionale solido e appare promettente. Tuttavia solo il tempo potrà darci una risposta esauriente”, afferma il farmacologo al nostro giornale.

Il farmaco che “si respira”

Come accennato prima, l’altra particolarità di questa nuova terapia che dà speranza alla lotta al Coronavirus è rappresentata dalla modalità di somministrazione: non la classica via orale ma tramite inalazione come già avviene per il trattamento dell’asma bronchiale e anche della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO). C’è un motivo importante perché è stato deciso di crearlo ad hoc in questo modo. “Idealmente, l’EXO-CD24 serve per contrastare l’infiammazione che durante il Covid si genera nei polmoni, attraverso l’inibizione del rilascio di citochine, prodotti cellulari che scatenano la tanto temuta ‘tempesta citochinica’ ed i severi processi infiammatori ad essa associati – afferma il Prof. Bernardini – Il vantaggio della somministrazione attraverso la via inalatoria è rappresentato dalla scarsa incidenza di effetti collaterali sistemici, fatto che garantisce una maggiore sicurezza per i pazienti trattati”.

L’invermectina ed i monoclonali

In attesa di vedere se i prossimi risultati del farmaco made in Israele daranno nuove conferme di efficacia, nel mondo continuano le sperimentazioni su vecchie e nuove potenziali terapie farmacologiche contro il Coronavirus. Ma quali sono i più promettenti che potrebbero essere a disposizione nei prossimi mesi? “Si stanno studiando sia antivirali, sia antinfiammatori che immunomodulatori. Per molti vecchi farmaci con le più varie indicazioni indicazioni si tenta un riposizionamento per l’uso nel Covid basandosi sulle loro potenziali capacità di interferire col virus e/o con l’infiammazione”, ci dice l’esperto. Tra questi c’è l’invermectina (di cui ci siamo occupati il mese scorso), medicinale poco costoso per uso veterinario e umano contro i parassiti come la scabbia, l’oncocercosi ed i pidocchi che può essere assunto per via orale oppure applicato sulla pelle per le infestazioni esterne. Una ricerca inglese ha visto che ridurrebbe la mortalità nel 75% dei pazienti moderati o gravi infettati dal Covid ed il costo di produzione sarebbe di soli 12 centesimi.

 

Ma adesso, la cura più promettente e finalmente a disposizione riguarda quella con gli anticorpi monoclonali. “Tra i nuovi farmaci – ci dice Bernardini – spiccano infine gli anticorpi monoclonali neutralizzanti la proteina spike del coronavirus, recentemente approvati dall’Aifa in via emergenziale grazie anche al supporto del ministro Speranza al pari di quanto già fatto dalla Germania, dalla Francia e dall’Ungheria, in attesa del definitvo parere dell’Ema. Un fatto che porta il nostro Paese in prima linea in Europa”, conclude. Si tratta di una cura all’avanguardia, già in sperimentazione negli Stati Uniti ed altri Paesi, che consente di inibire il virus nella fase iniziale dell’infenzione evitando l’ospedalizzazione del paziente (ne abbiamo parlato qui con un pezzo di approfondimento).

Il virus è accerchiato sempre di più: un anno fa iniziava la pandemia che ha messo tutto il mondo in ginocchio, meno di 365 giorni dopo abbiamo tantissime frecce al nostro arco: vaccini, terapie, farmaci, monoclonali e conosciamo bene il nemico. La famose luce in fondo al tunnel, finalmente, si vede.

ilgiornale.it