Prosegue il braccio di ferro a oltranza tra Giuseppe Conte e le Regioni, con il premier che spinge per attuare misure differenziate da calibrare a seconda delle varie aree di rischio e i governatori che invece vorrebbero norme omogenee.

 

Il braccio di ferro con le Regioni

I provvedimenti contenuti nel nuovo Dpcm dovrebbero basarsi su un meccanismo che distribuirà le singole Regioni all’interno di tre fasce: verde, arancione e rossa. Ogni fascia rappresenterà uno scenario epidemiologico che, all’aumentare della gravità, implicherà misure via via più restrittive. Di settimana in settimana il Ministero della Salute, in coordinamento con i governatori, avrà il compito di monitorare i dati della pandemia e aggiornare la situazione.

Al termine del confronto con le Regioni e gli Enti locali sulle nuove misure di contenimento del virus, il ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, è stato chiarissimo: “Il quadro epidemiologico vede una diffusione del contagio in tutto il Paese con alcuni territori che necessitano di interventi di maggior restrizione, a tutela massima delle reti sanitarie”. Questo significa che “alle misure nazionali unitarie si sommeranno misure territoriali correlate alla condizione epidemiologica della singola regione”.

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I dubbi dei governatori e l’intervento di Mattarella

I governatori non sono d’accordo. Vorrebbero un approccio diverso, unitario e non a macchia di leopardo. Oltre a questo non convincono altri tre aspetti: gli spostamenti tra le regioni, i tamponi affidati ai medici di base e i ristori. Non a caso, sottolinea Repubblica, il confronto avvenuto in mattinata tra Conte, Regioni, Province e Comuni si sarebbe trasformato in uno scontro. In seguito, per calmare le acque è sceso in campo anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha espresso il desiderio che tra le parti possa esserci “un dialogo costruttivo e una collaborazione tra le istituzioni”.

Le Regioni chiedono chiusure omogenee imposte dal governo il quale, invece, insiste nel proporre misure diverse in base alla criticità delle aree. Tra i più agguerriti il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: “È sbagliato fare misure differenziate, siamo fuori tempo massimo, così rischiamo di compromettere la situazione”. Perplessi anche il governatore della Puglia, Michele Emiliano, e i presidenti di regione del centrodestra.

Altro nodo spinoso riguarda l’accordo collettivo nazionale che prevede tamponi da parte dei medici di famiglia. Alcuni governatori, raccolti i dubbi degli stessi medici, hanno espresso le criticità derivanti da una simile decisione. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha difeso l’accordo sottolineando che i medici dovranno rispettare il contratto nazionale.

Capitolo ristori. Le Regioni chiedono un altro Dl per evitare pericolosi allungamenti di tempo. Già, perché gli aiuti alle categorie colpite sono “coperti” solo per quanto concerne il Dpcm del 24 ottobre. Il ministro Boccia ha assicurato che l’esecutivo garantirà i ristori nei tempi immediati. Ma la tensione tra le parti resta alta.

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