Dpcm: il suo cliente mangia in strada, pizzaiolo si becca 400 euro di multa e la chiusura del locale per 2 giorni

 

Di Ignazio Riccio – I paradossi del Covid-19 in Campania non riguardano solamente l’aspetto sanitario, con problemi sempre più seri e preoccupanti sui ricoveri ospedalieri dei pazienti colpiti dal virus. Il caos non coinvolge esclusivamente gli utenti dei nosocomi, ma anche i cittadini che quotidianamente devono fare i conti con i provvedimenti restrittivi emanati dal governo e dall’ente regionale. L’ultima vicenda, che lascia perplessi, è stata raccontata al quotidiano Il Mattino da Francesco Attanasio, rosticciere e titolare di una pizzetteria a Napoli, il quale, prima dell’entrata in vigore della zona rossa, sabato sera, è stato multato e ha subito la chiusura del locale per due giorni, nonostante sia certo di aver rispettato le disposizioni di leggi in materia di contenimento del Coronavirus.

Attanasio ha riferito che in serata, intorno alle ore 20, ha cominciato a ricevere i primi clienti in pizzetteria, un gruppetto di ragazzi che attendeva all’esterno del locale le patatine e le bevande ordinate. Uno dei giovani, dopo aver acquistato un panino, era intento a mangiarlo sul marciapiede, quando è arrivata la polizia. “L’agente non mi ha dato possibilità di parlare – ha spiegato Attanasio – e ha proceduto a verbalizzare quello che per lei era un abuso”. Il titolare della pizzetteria non è d’accordo con le forze dell’ordine e si sente vittima di un’ingiustizia: 200 euro di multa e due giorni di chiusura del locale. L’imprenditore ritiene di aver operato in maniera giusta, dato che l’asporto era consentito dall’ordinanza emanata dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

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“Ho parlato con il mio avvocato – ha detto Attanasio – per impugnare il provvedimento amministrativo”. Il rosticciere è convinto di non aver infranto il regolamento, non potendo controllare il comportamento dei clienti per strada, dato che erano tutti fuori al suo locale. Per l’imprenditore si tratta di un ulteriore smacco, dopo il crollo degli incassi a causa della pandemia. Per questo motivo quattro lavoratori sono stati licenziati. Qualche giorno fa, c’è stato un altro episodio in cui la norma è stata applicata in maniera rigida. A Torino un driver di un’azienda di logistica si è visto comminare 400 euro di multa per non aver indossato la mascherina. In realtà, il giovane stava svolgendo il suo solito servizio a bordo dello scooter. A un certo punto gli è squillato il telefono, ha accostato e si è fermato proprio di fronte alla Gran Madre, una delle chiese più note e importanti di Torino, nel centro cittadino.

Ha sollevato il casco integrale e ha abbassato leggermente lo scaldacollo per poter parlare liberamente, quando due vigili si sono avvicinati a lui. In un primo momento, il giovane pensava si trattasse di un classico controllo di polizia, ma da lì a poco avrebbe scoperto che, invece, lo scopo della polizia locale era quello di multarlo perché stava infrangendo la legge. I due pubblici ufficiali non hanno chiesto al ragazzo né i documenti del ciclomotore e nemmeno l’autocertificazione. Quando ha risposto al telefono il suo volto era scoperto e di fatto non rispettava il Dpcm che impone l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale per ridurre le probabilità di contagio da coronavirus. “La piazza era praticamente deserta. I locali erano già chiusi e vicino a me non c’era nessuno. Io avevo i piedi a terra ed ero appoggiato lateralmente al ciclomotore”, ha spiegato il ragazzo. Per l’assenza di mascherina in quel brevissimo lasso temporale, al driver è stata elevata una contravvenzione da 400 euro.

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