La vicenda nasce da alcune segnalazioni che attirano l’attenzione su merci molto diffuse e apparentemente innocue. Le immagini raccolte fanno sorgere una preoccupazione crescente, spingendo le autorità competenti ad avviare una verifica approfondita prima di assumere qualsiasi provvedimento.
Gli accertamenti proseguono per diversi mesi e coinvolgono tecnici specializzati, chiamati a esaminare campioni e modalità di conservazione. I risultati portano alla luce valori anomali, mentre gli investigatori ricostruiscono la provenienza dei prodotti e il relativo giro commerciale.
A quel punto viene organizzato un intervento all’interno di una struttura utilizzata per il deposito della merce. L’operazione consente di bloccare la distribuzione e di mettere in sicurezza una enorme quantità di articoli, mentre proseguono le indagini nazionali sui canali di vendita.
Il sequestro avviene a Monza, dove la Guardia di Finanza trova in un capannone gestito da cittadini cinesi circa 60 tonnellate di bastoncini d’incenso. Le analisi effettuate con il supporto dell’Asl di Desio rilevano concentrazioni oltre i limiti di sostanze come benzene e toluene, presenti nei fumi sprigionati durante la combustione.
L’inchiesta prende avvio dopo un servizio di Striscia la Notizia dedicato alla possibile pericolosità dei prodotti. Otto persone vengono denunciate e il giro d’affari stimato raggiunge circa quattro milioni di euro. Gli accertamenti si estendono anche ad altre città, mentre viene individuata a Roma una importatrice che avrebbe distribuito i bastoncini a commercianti e rivenditori sul territorio italiano.


