Dassilva assolto: cosa ha fatto appena uscito dal carcere

RIMINI – Una lunga attesa, poi il verdetto arrivato nel cuore della notte. Dopo oltre sedici ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Rimini ha assolto Louis Dassilva dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli, la 78enne assassinata il 3 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino. Una decisione che ribalta completamente l’impianto accusatorio sostenuto dalla Procura e che chiude, almeno per ora, uno dei casi di cronaca nera più seguiti degli ultimi anni.
Alla lettura della sentenza, in aula è esplosa la commozione. Familiari, amici e sostenitori dell’imputato hanno accolto il verdetto con lacrime e applausi. Dassilva, detenuto dal luglio 2024, è stato immediatamente scarcerato. All’uscita dal carcere, tra gli abbracci della moglie Valeria Bartolucci e delle persone a lui vicine, ha pronunciato poche parole destinate a sintetizzare la sua vicenda giudiziaria: «Ha vinto la giustizia».

La richiesta di ergastolo e la decisione della Corte
Per Louis Dassilva il processo rappresentava un passaggio cruciale. Il pubblico ministero Daniele Paci aveva infatti chiesto la condanna all’ergastolo, ritenendo l’imputato responsabile dell’omicidio della pensionata riminese.
La Corte d’Assise, tuttavia, ha scelto una strada diversa. Dopo un lungo confronto tra i giudici togati e popolari, è arrivata l’assoluzione che ha cancellato le accuse contestate all’uomo, ponendo fine a quasi due anni di detenzione preventiva.
Una decisione che ha inevitabilmente riacceso il dibattito sull’intera inchiesta e sulla solidità degli elementi raccolti dagli investigatori nel corso delle indagini.
Dalle indagini agli indizi raccolti dalla Procura
L’inchiesta prese avvio il 4 ottobre 2023, quando il corpo senza vita di Pierina Paganelli venne scoperto nel garage del condominio di via del Ciclamino dalla nuora, Manuela Bianchi.
Nei mesi successivi gli investigatori analizzarono diverse piste investigative, concentrando progressivamente l’attenzione sull’ambiente condominiale e sulle relazioni tra i residenti dello stabile.
Tra gli elementi ritenuti centrali dall’accusa figurava una registrazione audio che avrebbe immortalato le urla della vittima durante l’aggressione, collocando l’orario della morte intorno alle 22.13. Secondo la Procura, proprio in quella fascia oraria Dassilva non sarebbe stato in grado di fornire un alibi certo.
A rafforzare il quadro accusatorio contribuirono inoltre le intercettazioni telefoniche e ambientali che portarono alla luce la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi. Un rapporto che gli inquirenti considerarono un possibile movente e che divenne uno degli aspetti più discussi dell’intero procedimento.

Il ruolo di Manuela Bianchi
Uno dei capitoli più delicati del processo ha riguardato proprio le dichiarazioni di Manuela Bianchi, oggi indagata per favoreggiamento.
Nel corso degli interrogatori la donna ha raccontato di aver incontrato Dassilva nel garage prima del ritrovamento del corpo e di aver ricevuto da lui indicazioni su come comportarsi e cosa riferire agli investigatori.
La Procura ha sostenuto che il suo racconto fosse supportato da una serie di riscontri oggettivi. Di diverso avviso la difesa, che ha invece evidenziato incongruenze e contraddizioni nelle varie versioni fornite dalla donna nel corso delle indagini.
La valutazione della sua attendibilità è diventata uno dei nodi centrali del dibattimento e uno degli aspetti più dibattuti nelle lunghe udienze celebrate davanti alla Corte d’Assise.
Le consulenze tecniche e i dubbi emersi in aula
Nel processo sono confluiti migliaia di pagine di atti, intercettazioni e consulenze tecniche.
Particolare rilievo hanno assunto gli accertamenti genetici effettuati dal professor Emiliano Giardina, che non hanno individuato tracce biologiche riconducibili a Dassilva sulla scena del crimine.
Altro punto controverso è stato quello relativo alle immagini della cosiddetta “Cam3”, la telecamera installata nei pressi della farmacia di via del Ciclamino. Secondo la Procura, le riprese avrebbero immortalato l’assassino subito dopo il delitto. Una conclusione contestata dalla difesa e messa in discussione anche dal perito nominato dal Tribunale, secondo il quale la persona ripresa non sarebbe stata Dassilva ma un altro condomino.
Durante tutto il processo l’imputato ha continuato a proclamarsi innocente. Sottoposto a lunghi interrogatori in aula, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio, respingendo le accuse e contestando la ricostruzione formulata dagli inquirenti.
Un delitto ancora senza colpevole
Con l’assoluzione di Louis Dassilva, il caso Pierina Paganelli resta senza un responsabile accertato in sede giudiziaria. La sentenza rappresenta un punto di svolta che riapre inevitabilmente interrogativi su uno dei delitti più complessi e mediaticamente seguiti degli ultimi anni.
Saranno ora le motivazioni della Corte, attese nei prossimi mesi, a spiegare nel dettaglio quali elementi abbiano portato i giudici a escludere la responsabilità dell’unico imputato.
Per il momento, però, una certezza c’è: dopo mesi di accuse, dibattimenti e attenzione mediatica, Louis Dassilva è tornato in libertà. E le sue prime parole da uomo libero sono state semplici e dirette: «Ha vinto la giustizia».